| Autore: Caneda |
Amabili Resti (The Lovely Bones) 2010 è solo l'ultimo di un lungo elenco di film visionari partoriti dalla fervida mente del regista premio oscar Peter Jackson. Tratto e adattato dall'omonimo romanzo di successo di Alice Sebold del 2002, la pellicola è un mix equilibrato e organico del genere drammatico, thriller e fantastico ben confezionato dalla direzione esperta di Jackson e tenuto saldamente insieme da un cast credibile e affiatato.
Voglio premettere che la sintesi non rende giustizia a questo film (come a quasi nessuno d'altro canto, tranne forse ai peggiori). La sua storia non è certo così originale (vedi Ghost 1990, Al di la dei Sogni 1998 e altri ancora) , ma il modo nella quale è stata rappresentata sia visivamente che nelle scelte di regia, nonché le emozioni e l'empatia che questa opera nel suo insieme riesce a provocare lo rendono uno dei film da non perdere del 2010.
Gli Amabili Resti narra la storia di una giovane ragazza, Susie, brutalmente uccisa e interrotta a soli quattordici anni nello sbocciare della sua vita. E di come a un passo dall'aldilà in una sorta di terra di mezzo dopo la sua morte ella vaghi intrecciando il suo nuovo mondo, colorato e referenziale, a quello della sua famiglia e del suo assassino ancora in libertà, in un intermittente gioco di riflessi e scambi. La sua tragica morte e le sue conseguenze sono il filo conduttore di una storia che riesce a essere allo stesso tempo tesa e spaventosa quanto piena di speranza e luce.
La narrazione, va segnalato, in alcuni punti procede a singhiozzi. Inutile nascondere che il fatto di trovarsi davanti all'adattamento di un libro è ben visibile proprio da certi personaggi secondari e passaggi narrativi che non hanno mai il tempo di svilupparsi pienamente nei suoi pur lunghi 136 minuti, lasciando alle volte perplessi. Ma anche questi difetti non tolgono nulla al fatto che anche se mancano parte degli ingredienti che hanno reso un successo pubblico il libro della Sebold, Peter Jackson ci presenta con i suoi strumenti una riduzione e reinterpretazione più che godibile senza mai essere troppo scontato. Una storia in grado di costruire una tensione montante controbilanciata da un forte aspetto di umanità e senza mai perdersi nel processo. Sono molte le scene degne di nota per regia, recitazione o scenografia e lascio allo spettatore trovare le sue. Tra le chicche troviamo un cameo di Peter Jackson che filma in un centro di sviluppo fotografico, e in libreria la pubblicità di un'edizione del Signore Degli Anelli.
L'aspetto visivo, come era facile aspettarsi da Jackson, è molto curato e creativo con inquadrature e scenografie audaci e innovative. La terra di mezzo nella quale è sospesa Susie e quasi completamente realizzata in CGI (computer animated imagery) e tenta di essere una continua sorpresa, pur non sempre riuscendo nell'intento. Ma anche in questo caso, la fotografia, le ambientazioni degli anni '70 e gli effetti speciali convergono a un risultato finale e organico di immagini sempre piacevoli e interessanti da guardare senza mai annoiarsi. La scenografia è anche piena di indizi che ponendovi la giusta attenzione ne potenziano la storia. Anche sulla colonna sonora c'è poco da lamentarsi: adeguata e piena di sfumature, così come il comparto degli effetti sonori, molto efficaci e caratterizzati da un minimalismo che contribuisce fortemente alla tensione.
Il Cast, molto contenuto, è composto da una sorprendente semisconosciuta e giovanissima Saoirese Ronan che interpreta convincentemente il ruolo di Susie attraverso tutta la gamma delle sue emozioni. I genitori sono interpretati dai bravi Rachel Weisz e Mark Wahlberg, che riescono a tirare fuori tutto il possibile dai loro personaggi pur non avendo abbastanza tempo su schermo, problema comune a quasi tutti i personaggi. Da segnalare anche Susan Sarandon nella parte di una altrettanto mai completamente sviluppata, ma non per questo meno relazionabile cinica e simpatica nonna. Ma la vera star, nel senso brillante del termine assieme alla Ronan, è Stanely Tucci nel ruolo del maniaco ossessivo Mr. Harvey, che recita con un intensità tale da renderlo sempre credibile senza mai lasciarlo cadere in uno stereotipo preconfezionato, e rendendolo il personaggio maggiormente caratterizzato. Quanto agli altri personaggi, sono tutti bravi e ben diretti, nonostante gli spettatori non abbiamo mai il tempo di prendere a cuore o conoscere per davvero molti di loro.
Conclusioni
Gli Amabili Resti è un film che non piacerà a tutti, basta navigare un pò su internet per trovare quanto siano spaccate le opinioni al suo riguardo. C'è chi lo ha amato e chi lo ha stroncato. Molte delle critiche hanno fondamenti sensati, ma questo film è il classico esempio dove il risultato finale è maggiore della somma delle sue parti, ed è appunto solo nel suo insieme che diviene un prodotto estremamente godibile per le persone in grado di lasciarsi trasportare e di legare con i suoi personaggi. La trama nel passaggio dalla cellulosa alla celluloide ha subito moltissimi tagli, ciononostante l'adattamento cinematografico ha una sua vita propria che vale la pena di essere sperimentata, soprattutto dai fan del lavoro di Jackson prima che divenisse main stream.
| Trama | Cast | Audio | Doppiaggio | Scenografia |
| 7.5 | 7.5 | 8 | 8 | 9 |
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