Draquila - L'Italia che trema

2010 | Documentario

Draquila - L'Italia che trema
Autore:
Caneda

Ultima revisione: 09/08/2010

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Draquila - l'Italia che trema è un documentario, ideato e realizzato nel 2010 da Sabina Guzzanti, che investiga ed analizza le conseguenze del terremoto a L'Aquila (2009) sia al livello sociale sia riguardo la commistione politico-affaristica nazionale che, attraverso le indagini sulla Protezione Civile, ne è progressivamente emersa.
 



Non è un mistero la simpatia ed amicizia che Sabina ha più volte espresso verso Michael Moore (Bowling for Colombine, Fahrenheit 9/11), né l'affinità a quel genere di documentario di inchiesta di sapore anglosassone. E sono in fondo diversi anni che la Guzzanti si interessa a questo genere (Viva Zapatero, le ragioni dell'aragosta) per altro con un discreto successo di critica. Ed allora non stupisce il risultato, ovvero: un'inchiesta fluida, interessante, ed alle volte anche emozionante ben montata e praticamente mai noiosa. Ma è inutile nascondere che Draquila non è per tutti: la sua critica, pur non risparmiando quasi nessuna gamma dello spettro politico italiano, si focalizza soprattutto su chi in quel momento ne ha tenuto le redini, e se proprio dobbiamo fare dei nomi, su Silvio Berlusconi in particolare e a seguire su Guido Bertolaso ed altri personaggi addentro alle vicende trattate. Lo spettro dei temi che viene toccato è talmente ampio che farne un elenco sarebbe riduttivo, così come dei personaggi intervistati o trattati, ma posso assicurare che è piuttosto ampio e con diverse e gradite sorprese.
Ci sono poi documentari di certo innocui: i panda, le placche tettoniche, Napoleone, il Sistema solare… e poi invece ci sono quelli diversi, come Draquila, che per avanzare sono pronti a schiacciare tutti i piedi necessari, ed a infilarsi dappertutto. E se questi ultimi non avessero il coraggio di dare fastidio cosa ne sarebbe stato di Sicko (2007) o Sex crimes and the vatican (BBC), Super Size Me (2004), ma anche di Borat e Bruno (Sacha Cohen) e moltissimi altri? Il quarto potere, quello dei media, non dovrebbe avere il compito di controbilanciare e controllare gli altri tre e viceversa? Dunque deve dare fastidio se necessario.
E l'opera della Guzzanti fa questo! Ed è giusto che spacchi anche la sua platea.
Ed anzi: maggiore è questa disgregazione più andrebbe visto, perché significa che ciò del quale il film tratta raggiunge dei nervi scoperti. Ma certamente, ogni critica od elogio, invece senza la sua previa visione, come è successo fin troppo, significherebbe renderlo solo strumentale ad una dialettica sterile, proprio come è già accaduto e non avrebbe dovuto (vedi Cannes, vedi Italia). Detto questo.
 


 


3:32, 6 Aprile 2009, L'Aquila trema. Si agita con violenza portandosi via la vita di 308 persone, il centro pulsante della Città d'arte, e un tetto a 65.000 sfollati. E così vanno in frantumi pezzi della loro vita, della loro storia e del loro futuro. Ma tutto questo pur essendo il perno non è che prologo, intermezzo e cornice per la storia allusa nel sottotitolo, perché è: l'Italia che trema.
L'Aquila, infatti, è solo il palco, un palco ben descritto, soprattutto umanamente, nel quale però si racconta, anche e soprattutto, il "dietro le quinte" di un paese e le sue ombre chiamato Italia. Per la sua realizzazione sono state usate più di 700 ore di girato fra interviste e riprese dirette, acquisite, o di repertorio. Il tutto confezionato, con un montaggio che scorre fluido e incalzante, in un racconto avvincente di 93 minuti. Le storie, i reportage e le inchieste che vi si intrecciano e sovrappongono dipingono un quadro finale coerente con una storia ed un'idea ben precisa e sviluppata, senza rimanere una serie di semplici scatole comunicanti con una vago filo conduttore e una scialba morale conclusiva.
Sono tante storie: è La storia del malaffare, di comportamenti discutibili, delle ombre di una serie di personaggi di potere; della demagogia di un palco, L'Aquila, il cui sipario è stato tenuto aperto in mondo visione solo fino a che è stato una vetrina, dopodiché chiuso e dimenticato. E schiacciati e stretti in questi ingranaggi, fatti del potere che "gioca" e degli interessi che si intrecciano, sempre loro: gli Aquilani, che, con il loro presente in pezzi e futuro incerto, diventano così simbolo del più universale rapporto tra ogni cittadino e la forza dello stato, per quanto paradossale possa sembrare. E la stessa produzione (e sono persone) del docufilm, più volte ostacolata nella sua indagine, racconta poi un'altra storia sotterranea ancora sulla libertà dell'informazione. E non prendiamoci in giro, non esiste un'informazione scomoda. La scomodità è sempre nei comportamenti che si vogliono nascondere. Tante storie, tanti punti di vista, tante domande, poca demagogia e un pizzico di risposte cucinate in un piatto organico saporito e non pesante; bottom line da non perdere. Poi, per quanto riguarda la sua digestione è tutto un altro discorso, da quello che vi emerge ci sarebbe da preoccuparsi se non rimanesse un po' sullo stomaco. Mi si permetta di dire che ignorare qualcosa di reale non lo fa sparire e neppure i suoi effetti.
 


 


Per quanto riguarda gli aspetti tecnici, visivamente la varietà delle immagini e l'eterogeneità della loro provenienza lo rendono un racconto corale nel quale lo svolgimento è lasciato alle immagini ed alle testimonianze, mentre l'incalzante, sagace e caustica narrazione di Sabina fa saldamente da filo conduttore lungo tutto il suo svolgimento. Va segnalato anche un uso attuale di grafica ed animazioni, delizia per gli occhi, ma è solo vedendole che se ne può apprezzare originalità, ritmo e funzionalità. Quest'uso di grafica creativa è tipica dei format dei docufilm americani, e se questi ultimi sono ad oggi tra quelli che a livello mondiale meglio bilanciano l'informazione con l'intrattenimento, la sua adozione non può che essere ben accolta sul panorama italiano se non altro come stimolo.
Le musiche sono sempre azzeccate e si fondono con naturalezza con le immagini, ed il sonoro vira senza scossoni non voluti dall'ambientale al minimalista fino a esplodere in composizioni più complesse.
Regia e montaggio, la spina dorsale di Draquila, sono creativi, ben ritmati e ben eseguiti, e ciò che ne esce è un opera dalla schiena diritta ed aggraziata che si ha voglia di seguire fino alla sua meta.
 


 


Concludendo, Draquila - L'Italia che trema  è un docufilm che, a prescindere dalle proprie idee politiche, è molto ben eseguito. In un paese che ne produce ben pochi, e nel quale sono ancora meno a fare il salto al grande schermo, la cosa è se non altro encomiabile e sintomo di qualità. Consigliato dunque a chiunque sia curioso di approfondire i retro scena del post-terremoto ed a vedere tutto quello che in televisione non è mai arrivato, ad i fan di Sabina (sono colpevole), e a tutti gli altri, perché superati i primi cinque minuti sarà difficile poi smettere, sempre che non siate allergici ai docufilm (guardate The King of Kong, 2007, e poi mi dite); in tal caso non vi preoccupate: si guarisce con l'età o col tempo. Buona visione.




Commenti :

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  • pissio - 07/05/2010, 18:38 #1
    conoscendo la Guzzanti mi sembra strano non abbiano censurato il film
  • Omega - 07/05/2010, 19:05 #2
    Che cosa squallida
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Caratteristiche:
  • TramaCastAudioDoppiaggioScenografia
    99 8/ 9
Pro:
  • Molti retroscena del post terremoto aquilano. Creativo, interessante e scorrevole.
Contro:
  • Non adatto a chi crede a Babbo Natale, la fata dei dentini, che certi politici siano altruisti e disinteressati e che viviamo nel migliore dei mondi possibili...
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