| Autore: Filippo "Xsin" Consalvo |
Dreamworks Animation negli ultimi anni sembra essersi impegnata notevolmente per dare reale valore ad un’espressione tanto usata quanto dibattuta: “grasso è bello”. La multimilionaria azienda firmata Spielberg, Katzenberg e Geffen ha puntato fortemente, nella sua divisione specializzata in film d’animazione, su personaggi rappresentabili dal binomio “carne e simpatia”, ottenendo grandiosi successi con marchi come Shrek, e, più recentemente, Kung Fu Panda.
Proprio in quest’ultimo, la notevole disinvoltura e la spiccata spontaneità del panda Po lo rendono un personaggio unico, divertente, simpatico e, anche se impacciato, coraggioso e di gran cuore.
Nel primo film, l’improbabile Guerriero Dragone (Po appunto, interpretato da Jack Black, con voce italiana di Fabio Volo) riesce a realizzare il suo sogno più grande: divenire un combattente di Kung Fu e liberare il suo villaggio dalla minaccia del temibile Tai Lung. Ma le avventure per il panda e i suoi compagni, i leggendari Cinque Cicloni, non sono affatto finite, perché un altro nemico torna a minacciare il pacifico mondo del Kung Fu con un’arte disonorevole.
Po, Gru (David Cross, Danilo De Girolamo), Tigre (Angelina Jolie, Francesca Fiorentini), Scimmia (Jackie Chan, Angelo Maggi), Mantide (Seth Rogen, Simone Mori) e Vipera (Lucy Liu, Tiziana Avarista) dovranno unire nuovamente le forze per affrontare il meschino Re Pavone Lord Shen (interpretato dall’azzeccatissima new entry Gary Oldman), tornato dall’esilio per rivendicare ciò che sarebbe dovuto essere suo.
Stavolta lo scontro si svolgerà su due piani diversi, e Po dovrà trovare dentro di sé qualcosa di più degli insegnamenti del Maestro Shifu (Dustin Hoffman, Eros Pagni) per superare anche questa sfida e salvare non solo il suo villaggio, ma l’intera Cina.

STAIRS!
Come già detto, uno degli aspetti che hanno reso Po un personaggio tanto amato è sicuramente la sua simpatia.
Un panda ingordo, insaziabile, impacciato, sognatore e sfaticato, chiamato ad essere il grande Guerriero Dragone, rappresenta un mix unico e innegabile di simpatia e divertimento. Tanto nella prima quanto in questa seconda avventura, Po è una macchina comica inarrestabile, e questo suo humor viene reso irresistibile soprattutto da una spiccata caratterizzazione donatagli dal suo “alter-ego” vocale, Jack Black.
Se ciò non bastasse, la lodevole regia della giovane e intraprendente Jennifer Yuh Nelson, la perfetta simbiosi tra i singoli personaggi e il geniale lavoro svolto dagli autori (Jonathan Aibel e Glenn Berger), rendono Kung Fu Panda 2 un continuo cabaret, capace di ispirare la risata nello spettatore dalla prima all’ultima scena, pur non rinunciando ai momenti più profondi ed emozionanti, abilmente amalgamati nell’intreccio della trama.
Stavolta Po è messo di fronte al suo vero passato: ricordi annebbiati riaffiorano alla sua mente, e la ricerca della verità si rivela inizialmente un ostacolo all’adempimento della sua missione. Insieme ai suoi fedeli compagni, i Cinque Cicloni, il Guerriero Dragone intraprende un lungo e rischioso viaggio per salvare la Cina dal malvagio Lord Shen, che vuole cancellare il Kung Fu; ma, trovandosi di fronte alla scoperta delle sue vere origini, Po comprenderà alla fine quali sono i valori e i legami che contano davvero nella vita.
Un’avventura ricca di colpi di scena, di momenti allegri ma anche di altri cupi, di incertezze e di domande ma anche di sicurezze e risposte. Ancora una volta le prove che il buffo panda dovrà affrontare riveleranno che la vera forza risiede dentro se stessi, e che solo con la purezza dei sentimenti si possono compiere le imprese più grandi; una morale che, come spesso accade in un film d’animazione, aiuta ad aggiungere a quella carica di simpatia e intrattenimento qualcosa di più profondo, comprensibile anche ai più piccoli; il tutto, come sempre, senza mai dimenticare di farlo divertendo in maniera semplice, diretta, immediata e genuina.

Animazione reale
Se Jack Black dovesse un giorno trasformarsi improvvisamente in un animale, di sicuro diverrebbe il panda Po. La straordinaria carica che l’artista statunitense riesce ad imprimere nel suo bizzarro alter-ego animato definisce in quest’ultimo una caratterizzazione così speciale e personale tale da sconvolgere il semplice doppiaggio sino a raggiungere un livello di impersonificazione praticamente totale.
Lungo tutta la durata del film è impossibile non “vedere” chiaramente l’attore leader dei Tenacious D nelle espressioni, nei gesti, nelle battute, negli sguardi dell’eroico panda guerriero.
Il doppiaggio praticamente perfetto dona al personaggio un enorme valore aggiunto, innalzando la versione originale ad un livello superiore, e questo grazie all’ottimo lavoro svolto non solo da Black, ma anche dal resto del cast, eccezionale in ogni singolo frammento del film.
Il risultato finale giustifica sicuramente i nomi altisonanti chiamati a prestare la loro voce (tra cui, oltre ai già citati precedentemente, anche Jean-Claude Van Damme), tutti maestri nel regalare al proprio personaggio un carattere unico e una dose di originalità apprezzabilissimi. A tutto questo bisogna aggiungere un contorno altrettanto eccellente composto da una colonna sonora magistrale, diretta dal solito Hans Zimmer, capace in ogni scena di trasmettere secondo per secondo le sensazioni più adatte nel migliore dei modi.
Lo spettatore riesce così a godere per tutto il film di una produzione sonora tra le migliori mai realizzate da Dreamworks Animation, piacevolissima sin dall’inizio sia nelle musiche d’ambientazione che negli effetti sonori, ma soprattutto, come già detto sopra, in un doppiaggio di altissima fattura, degno dei professionisti al quale è stato affidato.
Fuochi d'artificio
Fatti i dovuti complimenti per ciò che riguarda il comparto sonoro, in un film d’animazione una grossa fetta del successo dipende dal reparto grafico e dall’animazione in sé. Fortunatamente, su questo punto i ragazzi di Dreamworks non lasciano a desiderare e ancora una volta finiscono con lo sfornare un ammirabile capolavoro estetico.
Oltre a far notare la non indifferente scorrevolezza delle scene, sia notturne, spesso dominate da tonalità legate ai “cattivi”, che diurne, la varietà cromatica anche questa volta regna incontrastata e regala una diversità di colori e luci perfettamente mescolati tra loro tanto da rendere più vivi gli ambienti e più originali anche i personaggi meno importanti.
Per quanto riguarda l’animazione, in questo secondo capitolo ancor più che nel primo la rapidità e la frenesia dei movimenti si moltiplicano così come le scene di combattimento e d’azione, accrescendo la dinamicità del racconto senza mai esagerare né renderlo noioso.
Riuscire a seguire questa “danza” di pugni, calci, salti, capriole ecc., diventa, oltre che divertente, considerando i frequenti e bizzarri siparietti, estremamente facile, grazie appunto ad una resa dei movimenti così precisa e fluida tale da non confondere mai lo spettatore e anzi da trascinarlo fino a un climax che lo coinvolge dall’inizio alla fine del film.

Un discorso a parte va fatto per il 3D, ovviamente presente, in linea con la scelta di Katzenberg che a partire dal 2009 ha scelto di produrre in tre dimensioni tutti i film firmati DreamWorks Animation: per quanto non siano presenti scene appositamente create (come altri titoli hanno fatto), il 3D in Kung Fu Panda 2 riesce a raggiungere un altissimo livello di profondità che aumenta la resa grafica soprattutto nelle scene con molti personaggi ed elementi; nessun elemento che faccia sbalordire, ma tanti effetti minori sparsi per tutta la pellicola e soprattutto una lucidità e profondità maggiori tipici dell’utilizzo di questa tecnica. Consigliato a chi lo apprezza, ma il film rimane comunque visibile senza rimpianti anche ai tradizionalisti amanti delle due dimensioni.
L’elemento migliore, comunque, è senza dubbio rappresentato dalla resa caratteriale dei singoli protagonisti. Un doppiaggio e un’interpretazione così eccellenti infatti non potrebbero nulla senza un’adeguata trasposizione animata, la quale riesce a portare sullo schermo tutta l’abilità degli attori in carne e ossa e ad inserirla dentro i loro personaggi. Come già anticipato, in ogni espressione, sguardo o esclamazione di Po è possibile sentire molto più che la sola voce di Black; si ritrova trasmesso anche tutto il suo carattere, cosicché l’unica differenza tra i due sia costituita da un involucro animato: Po è a tutti gli effetti l’Avatar di Jack Black, e lo stesso accade con tutti gli altri protagonisti, eccezionali nel donare una grande unicità al proprio personaggio.
In questo modo Kung Fu Panda 2 finisce col possedere entrambi i pregi: la personalizzazione di personaggi in carne e ossa insieme all’infinita possibilità di espressione tipica di un film d’animazione; il film diventa una perla visiva e con le sue caratteristiche si presta davvero a tutti, grandi e piccini, promettendo intrattenimento a 360 gradi e tanta voglia di rivederlo.
Perché no?
Perché non andare a vederlo? Kung Fu Panda 2 è divertente, ben realizzato, con un’ottima colonna sonora, un doppiaggio (in lingua originale) praticamente da Oscar e uno (in lingua italiana), che sappiamo già sarà all’altezza. Un’animazione di alto livello accompagna una trama avvincente e scorrevole, condita da un’ottima caratterizzazione dei personaggi e da humour in gran quantità, per un risultato finale più che soddisfacente che incolla lo spettatore alla poltrona sino alla fine dei titoli di coda. DreamWorks si è superata e ha sfornato ancora una volta un “secondo capitolo” addirittura superiore al primo (com’era già accaduto con Shrek), sfatando il mito secondo il quale i sequel perdono sempre di qualità e originalità. Un film da vedere, per bambini e adulti, in grado di regalare 91 minuti di puro divertimento, con o senza 3D, e che tra l’altro apre ad un probabilissimo sequel. Consigliatissimo.
| Trama | Cast | Audio | Doppiaggio | Scenografia |
| 8 | 8.6 | 8.2 | 9 | 8.4 |
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