La solitudine dei numeri primi

2010 | Drammatico

La solitudine dei numeri primi
Autore:
Mario "Omega" Petillo

Ultima revisione: 10/09/2010

Bookmark and Share Pagina 1 di 1

La Strega di Torino

La solitudine dei numeri primi è il romanzo di debutto di Paolo Giordano sulla scala nazionale ed è anche il romanzo che gli dona la fortuna che il fisico, all'epoca 24enne, pensava di meritare: il Premio Bancarella e il Premio Strega, col secondo sicuramente più ambito del primo, arrivano nelle sue bacheche come fulmini a ciel sereno, forse, o magari come passaggio scontato, più probabile. Il suo romanzo, da moltissimi osannato a rivelazione dell'epoca contemporanea, gli permette anche di aggiudicarsi nel 2008, con record ancora esistente, il titolo di più giovane vincitore del più ambito premio letterario su scala nazionale: quasi un milione e mezzo di copie vendute e l'illusione, creata dai media, di aver unito, nel magico idillio, critica e lettori, cosa non accaduta nella realtà dei nostri tempi soprattutto dinanzi alle stroncature ricevute dai colti e cultori del libro, che hanno apostrofato il giovane torinese con un Moccia Nero.

Duplicare un fallimento, a questo punto, sarebbe stato a dir poco impossibile, ed ecco quindi la regia viene affidata a Saverio Costanzo, figlio del successo di Private (?!) col quale ottenne anche il David di Donatello per poi sparire nel nulla per ben cinque anni. A noi, dispiacendoci, vien da dire che avrebbe potuto con meno fantasia godersi quel premio e ritirarsi a vita più appagante.


Marinelli, Costanzo e la Rohrwacher


I numeri primi di Giordano

Alice e Mattia, due numeri primi, singolari, particolari, speciali, divisibili solo per se stessi e impossibili da unire con gli altri: separati però da una condizione assurda, da una specialità e da quella barriera che non li riuscirà mai ad accomunare. Una solitudine vera e propria. Entrambi sono oppressi da una realtà: Alice dal padre che la vorrebbe grande sciatrice e un giorno la conduce sulle nevi mentre lei ha necessità di andare in bagno; vivrà il dramma del cagarsi addosso, per rispettare le parole di Giordano, e di cadere rovinosamente per rompersi una gamba ed essere zoppa a vita. Mattia invece vive il dramma della sorella gemella, Michela, oppressa dal suo handicap mentale: un giorno decide di abbandonarla, stanco di dover essere una balia e di essere respinto dai suoi coetanei per la presenza della sua gemella; il suo dolore lo accompagnerà a vita.

Alice e Mattia riusciranno in qualche modo ad avvicinarsi ma senza mai riuscire a toccarsi, a baciarsi, come vorrebbe Alice. La realtà dovrebbe continuare su questo filone, rispettando anche l'unico caposaldo dello scialbo romanzo di Giordano, ma Costanzo regala una variazione sul tema che nel finale di film stona in maniera clamorosa e c'è da domandarsi come l'autore del romanzo abbia permesso, supervisionando l'operato, tale storpiatura in qualcosa di già più storpio della gamba di Alice la zoppa. Tra storie di anoressia, asocialità e sguardi da psicologia spicciola, la storia avanza con un continuum narrativo abbastanza confusionario e spesso privo di senso: nel tentativo di imitare un ben più acclamato Tarantino, il regista si getta in un'opera priva di qualsivoglia aspettativa con intrecci di flashback che rendono impossibile la visione del film a chi non ha già provveduto a leggere il romanzo di Giordano.


Varianti svarianti

Diventa sempre più curioso immaginare che Giordano abbia supervisionato il progetto: il film si discosta in maniera davvero immensa da molte delle tematiche che l'autore voleva trattare a partire dai più banali rapporti tra Alice e la madre, Mattia e il suo compagno di banco omosessuale Denis, o ancora le difficoltà incontrate con Michela, per non parlare della completa assenza, sul finire, di litigi o quantomeno discussioni all'interno del burrascoso matrimonio di Alice con Fabio, che nel film compare per pochi minuti, giusto il tempo di fare una fotografia alla non ancora moglie.

Tralasciando tali particolari, La Solitudine dei Numeri Primi si dimostra un film di fattura misera e decisamente fuori luogo per una produzione del 2010: dicendolo seriamente e con tutta la sincerità del mondo, non si dovrebbe permettere in questi anni di produrre lungometraggi di quest'aspetto e farli anche durare per 120 minuti. Il film, che potremmo dividere in due metà, nella seconda si lascia andare ad un continuo musicare di melodie da discoteca che sovrastano l'intera recitazione degli attori: il matrimonio di Viola, momento topico nella narrazione di Giordano, che dovrebbe rappresentare un momento di svolta nella vita dei due protagonisti, è completamente coperto da un assillante rumoreggiare di tamburi e mosse da dj e costellato da luci psichedeliche, all'improvviso poi coperte dal suono di violini. Diciamo quindi che non è la musica il forte, ma nemmeno la narrazione e la recitazione.


Mattia e Michela da piccoli

Marinelli, interprete di Mattia, è probabilmente l'unico che si esalta in questa produzione, riprendendo un personaggio curioso e sicuramente fuori dai canoni e che meritava un po' più di approfondimento: Giordano c'aveva visto giusto almeno in questo e probabilmente nel suo cercare di autobiografarsi aveva colto nel segno, ma in maniera arronzata e approssimativa anche Mattia si perde nel seguire delle sue avventure. Accanto all'attore però non si annoverano grandi successi a partire dalla Rossellini, annunciata in pompa magna per il suo ritorno, che si lascia andare ad un lavoro senza interesse e spesso poco curato tanto da farla sembrare una straniera balbettante: poche scene per riscattarsi e poche possibilità per compiere il miracolo atteso dai fan. Per finire, velo pietoso per la Rohrwacher, che è costretta a regalarci uno dei nudi più orrendi del cinema, per ben due volte: arrivati a quel punto il film avrebbe già dovuto disgustarvi, ma fidatevi che non c'è mai fine al peggio.


Considerazioni ultimanti


Era possibile salvare questa produzione, ci sembra cosa ovvia e scontata, ma la decisione di renderlo un horror è sicuramente un'idea discutibile e poco azzeccata: far risultare l'abbandono di Michela da parte di Mattia un momento di pure terrore invece di approfondire la tematica triste e disperata del gesto è sicuramente disdicevole. Seguire poi l'intero corso della storia richiede grande capacità deduttiva o quantomeno necessita del requisito dell'aver letto il romanzo di Giordano, altrimenti, soprattutto dinanzi alla scelta di effettuare flashforward lunghi anche di sette anni, si rischia di ritrovarsi disarmati dinanzi al campo di battaglia quale risulta essere lo sfondo della Torino di Costanzo.

Si saltano troppi aspetti, si omettono troppe verità, si tralasciano troppi punti chiave e se già il romanzo del più giovane vincitore del Premio Strega era stato criticato dalla critica, come giustamente richiede la parola, per la sua lacunosa preparazione sulla materia psicologica e sulla decisione di rendere triste e cupa un'avventura carica di problematiche esistenziali, il film di Costanzo aumenta ancora più le lacune create dal torinese e rende ancora più cupa l'eventuale introspezione dei personaggi, cosa che probabilmente avrebbe colpito tanti spettatori. Così facendo invece costringe, giunti a metà film, a pregare per la fine dello stesso perché stanchi di assistere a 40 minuti di discoteca che copre il muoversi delle labbra degli attori.

È difficile, davvero, doppiare, bissare, duplicare, come meglio preferite, un fallimento. Ancor più difficile è fallire in maniera ancora più grande della precedente: quest'oggi abbiamo imparato che con l'impegno s'arriva ovunque.




Commenti :

Vai al Forum »

Nota: Devi effettuare il login per poter commentare!
  • Omega - 25/08/2010, 14:27 #1
    Siamo alla resa dei conti, Paolo.
    Io sono pronto. Mancano appena 15 giorni, perchè non ho l'invito alla prima nazionale, che magari avrai già fatto. Andrai a Venezia ho saputo, e presenterai lì il tuo film, sperando di ricevere qualche premio. Sicuramente lo riceverai, perchè la nostra idiozia è grande. Io vedrò il tuo film e t'assicuro che sarò il primo a comprare il biglietto, come un degno avversario, ma non pensare che poi, altrettanto da degno avversario, lo possa giudicare in maniera positiva e possa anche dargli una valutazione sufficiente.

    Sarà un fiasco. Sarà un fiasco per tutti coloro che capiscono un po' di letteratura e sceneggiatura, sarà un fiasco così come lo è stato il tuo libro che non capisco ancora per quale maledetta ragione abbia venduto 1,4 milioni di copie in Italia e ti abbia fatto aggiudicare il Premio Strega, dove tral'altro risulti essere il più giovane vincitore.

    Penso che quattro anni fa quando decisi di diventare recensore di videogiochi e film lo feci con l'obiettivo di aspettare un tuo film e poterlo recensire al meglio delle mie capacità, in una disamina così profonda e possente che ti dimenticherai anche cos'è l'etropia, da bravo fisico quale sei. Dopo potrò ritenermi soddisfatto e chissà, magari contento aspetterò la morte, come Seneca. Sarà uno sfracello, te lo prometto, su questa stessa pagina, avrai la tua recensione obiettiva e oggettiva e vedremo poi chi è che è riuscito "a mettere insieme critica e pubblico".

    Con cordialità
    o


    Per i curiosi o per chi ancora non sa niente, qui troverete una disamina sull'opera fatta due anni fa dal sottoscritto: link
  • Jed - 25/08/2010, 14:32 #2
    Noto un certo rapporto di amore e di odio
  • Omega - 25/08/2010, 14:35 #3
    E' la persona che meno sopporto al mondo ma se vai in giro a leggerti qualche mio articolo di approfondimento o altro troverai quasi sempre un riferimento a Paolo Giordano. Oramai è un'ossessione. Dopo due anni non può essere diversamente
  • Cyren_Ryu - 25/08/2010, 17:33 #4
    Oddio, un film su uno dei libri che ho apprezzato di più? Lo andrò a vedere, ma sento puzza di Epic Fail da 50 km.
  • Omega - 25/08/2010, 18:20 #5
    Cyren_Ryu ha scritto:
    Oddio, un film su uno dei libri che ho apprezzato di più? Lo andrò a vedere, ma sento puzza di Epic Fail da 50 km.
    Ah uno dei libri che hai apprezzato di più. Capisco. Non si smette mai di imparare

    /thread
    nuff said
  • Alysia - 30/08/2010, 21:49 #6
    E' il primo autore italiano che leggo (a parte Tiziano Sclavi) e sinceramente mi ha colpito molto la teoria della solitudine. Non è un genere che io leggo, nè mi affascina, preferisco altro, ma come libro è veramente molto triste e dolce. Bè il film potrei vederlo solo per curiosità e come dici tu, Omega, vorrei capire anch'io il motivo di quel premio vinto nel 2008 che lo ha reso celebre, perchè al di là di quella teoria, non trovo altri elementi affascinanti.
  • Natsumi - 30/08/2010, 22:01 #7
    per inciso, si chiama ENTROPIA
  • Bahamut Zero - 30/08/2010, 22:05 #8
    Omega ha scritto:
    Siamo alla resa dei conti, Paolo.
    Io sono pronto. Mancano appena 15 giorni, perchè non ho l'invito alla prima nazionale, che magari avrai già fatto. Andrai a Venezia ho saputo, e presenterai lì il tuo film, sperando di ricevere qualche premio. Sicuramente lo riceverai, perchè la nostra idiozia è grande. Io vedrò il tuo film e t'assicuro che sarò il primo a comprare il biglietto, come un degno avversario, ma non pensare che poi, altrettanto da degno avversario, lo possa giudicare in maniera positiva e possa anche dargli una valutazione sufficiente.

    Sarà un fiasco. Sarà un fiasco per tutti coloro che capiscono un po' di letteratura e sceneggiatura, sarà un fiasco così come lo è stato il tuo libro che non capisco ancora per quale maledetta ragione abbia venduto 1,4 milioni di copie in Italia e ti abbia fatto aggiudicare il Premio Strega, dove tral'altro risulti essere il più giovane vincitore.

    Penso che quattro anni fa quando decisi di diventare recensore di videogiochi e film lo feci con l'obiettivo di aspettare un tuo film e poterlo recensire al meglio delle mie capacità, in una disamina così profonda e possente che ti dimenticherai anche cos'è l'etropia, da bravo fisico quale sei. Dopo potrò ritenermi soddisfatto e chissà, magari contento aspetterò la morte, come Seneca. Sarà uno sfracello, te lo prometto, su questa stessa pagina, avrai la tua recensione obiettiva e oggettiva e vedremo poi chi è che è riuscito "a mettere insieme critica e pubblico".

    Con cordialità
    o


    Per i curiosi o per chi ancora non sa niente, qui troverete una disamina sull'opera fatta due anni fa dal sottoscritto: link

    mi ha telefonato Ken Follet, ha detto di non prendertela e che sei invitato con Umberto Eco alla sagra del cavolfiore. fossi in te mi inventerei una scusa per non andarci, Follet è di un pesante quando inizia a blaterare di sua cognata...
    Comunque è super vero, come dissi nel topic del libro, che LSDNP è un testo molto sopravvalutato, ha avuto molta pubblicità però e anche io l'ho letto perchè me ne avevano detto ponti d'oro. Il film però ho idea che sarà bello, perchè è una buona storia da poter condensare in un film di genere, soprattutto se per l'occasione torna a casa la Rossellini
  • Cyren_Ryu - 30/08/2010, 22:14 #9
    Io propongo un altro recensore al posto di Omega. E' troppo emotivamente coinvolto per recensire obiettivamente.
  • Omega - 31/08/2010, 09:59 #10
    Natsumi ha scritto:
    per inciso, si chiama ENTROPIA
    una n può scappare a tutti no? :oh:
  • Omega - 01/09/2010, 21:25 #11
    Carlotta Visani, sulle pagine di Mangialibri.com chiude così su La Solitudine dei numeri primi. Ci tengo a dire che Mangialibri.com è diretto da uno dei cultori della critica del libro (David Frati) ed è ad oggi uno dei siti più autorevoli nella materia di critica.

    [...]Parla di questo, il libro d'esordio del torinese Paolo Giordano, laureato in Fisica teorica e impegnato in un dottorato nella sua città natale. Sì, parla di solitudine, la solitudine dei numeri primi, numeri indivisibili, numeri solitari. Un libro acclamato, osannato, sbattuto sulle pagine di tutti i giornali. Perché, mi domando? Grande merito va allo stile, così diretto eppure fragile, come una voce che si insinua dentro il lettore, come un occhio che segue Alice e Mattia nello scorrere degli anni fino a vederli adulti, incapaci di chiedere, di dare, di prendere, votati alla sofferenza e all’insoddisfazione quasi fosse diventata una scelta consapevole, come se il cerchio non solo non potesse, ma non volesse essere spezzato. Eppure… santo cielo, ho quasi paura a dirlo: questa storia è scontata. Mi ha ricordato un Moccia più raffinato e consapevole, eppure prevedibile. Un Moccia depresso, incapace di sorridere, votato alla sofferenza più nera, al punto che a questi ragazzi verrebbe voglia di dire: “Sveglia, che la vita non aspetta nessuno!”. Almeno Moccia parla di amore che si concretizza: Giordano invece vuole che questa storia vada male, ed è ok, non tutte le ciambelle possono uscire con il buco, ma perché sapevo già che cosa sarebbe successo nelle ultime cento pagine? E perché ho avuto la sensazione che il tema della somatizzazione dei disagi interiori venisse affrontato quasi con superficialità? Un’Alice come quella descritta nel libro sarebbe morta da tempo, dopo un’anoressia prolungata per più di venti anni. Imprecisi alcuni passaggi narrativi, lacunosi, presentati per poi essere subito abbandonati in un angolo, quasi non meritassero un approfondimento. Certo, sarebbe bello che tutti avessero una sensibilità acuta come quella dei protagonisti (anche se tende a sfociare in autolesionismo allo stato puro) ma sarebbe altrettanto bello se si fosse dato a La solitudine dei numeri primi l’importanza che meritava, senza abbandonarsi a troppo facili entusiasmi per un romanzo che trasmette la sensazione di essere già stato, già odorato e respirato altrove, su altre pagine, nato da altre penne. Da affrontare con spirito oggettivo, senza crearsi aspettative, tenendo fuori tutto quello che è già stato detto, lasciando che le pagine vi portino laddove sapranno condurvi.

    Mangialibri
  • Jed - 06/09/2010, 12:29 #12
    Non pensavo potesse addirittura essere un film da poster

  • Omega - 06/09/2010, 12:31 #13
    Copertina bellissima. Scommetto che l'ha disegnata proprio Paolo.

    Comunque se la foto l'hai fatta tu, non ci vedo molto di strano perchè Giordano è di Torino e tutti i torinesi dovrebbero essere orgogliosi di avere come concittadino l'autore di un tale capolavoro, il più giovane vincitore del Premio Strega, e ora grande regista di film.
  • Jed - 06/09/2010, 12:39 #14
    Si l'ho scattata sotto l'ufficio lol
    Conscio del tuo sarcasmo ti rispondo che no, non sono orgoglioso perchè non ho letto il libro e non vedrò il film, quindi non ho nulla su cui basare la mia "orgogliosità"
  • Omega - 06/09/2010, 12:44 #15
    E scommetto che l'hai fatta pure col tuo iphone!!!11!!
User:  
Password:  
Valutazione
3.5

Gamesource Staff

2.7

User: 3 voti

Esprimi il tuo voto
Caratteristiche:
  • TramaCastAudioDoppiaggioScenografia
    64 2/ 3
Pro:
  • Nessun Pro
Contro:
  • La seconda metà del film si sviluppa con sola musica e zero battute
  • Sono state tagliate le uniche situazioni del romanzo che possono rendere piacevole la storia
  • Il nudo della Rohrwacher
  • L'interpretazione della Rossellini
  • Durata di due ore.
Collezione
In Collezione: 0 utentiVisualizza »