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<title>FILMSOURCE</title>
<link>http://www.filmsource.it</link>
<description>Informazioni su Filmsource.it</description>
<language>it</language>
<copyright>Filmsource.it</copyright>
<pubDate>Tue, 29 Dec 2009 21:37:59 +0100</pubDate>
<lastBuildDate>Sat, 04 Feb 2012 10:36:24 +0100</lastBuildDate>
<category>Film &amp; TV</category>
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<managingEditor>info@filmsource.it</managingEditor>
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<title>Recensione: Millennium: Uomini che Odiano le Donne</title>
<link>http://www.filmsource.it/cinema/cinema/film/Millennium-Uomini-che-Odiano-le-Donne/recensione/</link>
<description>&amp;ldquo;Uomini che odiano le donne&amp;rdquo; è un libro difficile da portare sul grande schermo. E&amp;rsquo; difficile perché come tutti i gialli di buona qualità contiene una dose massiccia di [...]</description>
<pubDate>Fri, 03 Feb 2012 17:46:07 +0100</pubDate>
<category>Recensione Cinema</category>
<content:encoded><![CDATA[<p style=\"text-align: justify;\"><strong>&ldquo;Uomini che odiano le donne&rdquo; &egrave; un libro difficile da portare sul grande schermo</strong>. E&rsquo; difficile perch&eacute; come tutti i gialli di buona qualit&agrave; contiene una dose massiccia di dettagli, ragionamenti, deduzioni, tutte cose che possono essere narrate esplicitamente dallo scrittore, ma che il regista &egrave; costretto a dare implicitamente o a riassumere.</p>
<p style=\"text-align: justify;\">Per questo ogni volta che viene annunciata una versione cinematografica di un giallo i fan del libro cominciano a tremare e i critici ad affilare le penne.</p>
<p style=\"text-align: justify;\">&nbsp;</p>
<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Il testo aveva gi&agrave; goduto di un adattamento realizzato in Svezia</strong>, &ldquo;casa natale&rdquo; e ambientazione del libro, e il risultato era stato molto buono. Perch&eacute; allora andare a sfidare la sorte una seconda volta? Hubris? Adattamento per il pubblico americano, notoriamente allergico a tutto ci&ograve; che non si svolga nei confini degli States?<br />
<br />
<img width=\"500\" height=\"333\" alt=\"\" src=\"http://media.gamesource.it/film/gallery/cinema/400/Millennium-Uomini-che-Odiano-le-Donne-5766.jpg\" /></p>
<p style=\"text-align: justify;\">&nbsp;</p>
<p style=\"text-align: justify;\"><strong>La risposta a queste due domande &egrave; fortunatamente &quot;no&quot;;</strong> non si tratta di Hubris perch&eacute; chi di dovere ha pensato bene di affidare il tutto ad un professionista di altissimo livello come David Fincher; non si tratta di una &ldquo;yankeizzazione&rdquo; perch&eacute; l&rsquo;ambientazione rimane la Svezia, i nomi rimangono svedesi, nulla viene cambiato a favore dell&rsquo;altra sponda dell&rsquo;Atlantico.<br />
<br />
<em><strong><br />
Uomini che amano i film</strong></em></p>
<p style=\"text-align: justify;\">&nbsp;</p>
<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Fincher era l&rsquo;uomo giusto da chiamare</strong>, il suo curriculum &egrave; un&rsquo;impressionante inanellamento di successi di critica e pubblico e ha sempre dimostrato come i film d&rsquo;azione (mai fine a s&eacute; stessa) siano un campo in cui dispone di una notevole esperienza. Un&rsquo;arte, quella di Fincher, che si mostra nelle fredde e un po&rsquo; cupe riprese di Stoccolma, nella selvatichezza naturale dell&rsquo;isola in cui si svolge gran parte del film, nella bianchissima e fortemente geometrica casa sulla collina.</p>
<p style=\"text-align: justify;\">&nbsp;</p>
<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Il film &egrave; duro, aggressivo, si snoda con un ritmo veloce che per&ograve; non tralascia i dettagli </strong>n&eacute; si mostra indulgente nelle scene di violenza, sbattendo in faccia allo spettatore quello che accade senza filtri o semplificazioni, giudicandolo adulto per confrontarsi con azioni che seppur recitate sono pi&ugrave; che mai verosimili e arrivano come un pugno allo stomaco. E&rsquo; quasi difficile seguire la scena dello stupro, che arriva dritta allo spettatore con una forza ed efficacia raramente vista in momenti cos&igrave; delicati da rappresentare.</p>
<p style=\"text-align: justify;\">&nbsp;</p>
<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Ma Fincher non &egrave; mai stato interessato all&rsquo;azione pura, al provocare una reazione nello spettatore con la sola violenza</strong>. Ci mostra cos&igrave; lo spaccato di vita di una intera famiglia, una famiglia di ricchi industriali, i Vanger, in cui la vena della follia si &egrave; instaurata da tempo e si &egrave; diffusa su pi&ugrave; rami, lasciandone pochi completamente sani. Ci mostra questo spaccato con l&rsquo;uso frequente di flashback illuminati come le foto ormai ingiallite del passato, come quelle foto che si tengono nel cassetto in ricordo di una vacanza estiva negli anni &lsquo;60. Nei flashback il contrasto tra l&rsquo;aspetto lindo e perfetto delle immagini, tra l&rsquo;aurea da ricordo felice e quello che lo spettatore vede o conosce crea un conflitto che mette quasi a disagio.</p>
<p style=\"text-align: justify;\">&nbsp;</p>
<p style=\"text-align: justify;\"><strong>A mettere ordine nel caos di questa famiglia viene chiamato Mikael Blomkvist</strong>, giornalista d&rsquo;inchiesta appena uscito distrutto da un processo per diffamazione dove non &egrave; riuscito a provare la concretezza delle proprie accuse contro un imprenditore malavitoso. Gli viene proposto di riscattarsi con il supporto di Henrik Vanger, &ldquo;capo famiglia&rdquo; e vero artefice delle industrie Vanger, che lo incarica di scoprire cosa sia successo a sua nipote Harriet, scomparsa misteriosamente 36 anni prima.<br />
<br />
<img width=\"500\" alt=\"\" src=\"http://media.gamesource.it/film/gallery/cinema/400/Millennium-Uomini-che-Odiano-le-Donne-5767.jpg\" /><br />
<br />
<br />
<em><strong>I traumi infantili sono difficili da superare</strong></em></p>
<p style=\"text-align: justify;\">&nbsp;</p>
<p style=\"text-align: justify;\"><strong>La ricerca sar&agrave; complessa e porter&agrave; a pochi risultati fino a che Blomkvist non decider&agrave; di chiedere l&rsquo;aiuto di Lisbeth</strong>, impressionato dalle capacit&agrave; della ragazza dopo aver letto il dossier che lei aveva preparato su di lui per conto di Henrik Vanger.&nbsp;</p>
<p style=\"text-align: justify;\">&nbsp;</p>
<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Lisbeth &egrave; una ragazza particolare</strong>, messa sotto il controllo dei servizi sociali fin da bambina per incapacit&agrave; mentale: presenta una tipica personalit&agrave; borderline incline a scatti di violenza, e sembra essere dotata di particolari capacit&agrave; di apprendimento che la hanno resa un&rsquo;abilissima hacker (termine per una volta non usato completamente a sproposito visto che la ragazza sembra utilizzare qualche tecnica perlomeno plausibile). Queste sua capacit&agrave; la hanno portata ad essere uno dei migliori investigatori per una ditta di indagini private, e ci&ograve; sar&agrave; fondamentale per Blomkvist. I due si ritroveranno ad analizzare dati, foto e archivi in cerca del pi&ugrave; piccolo dettaglio in grado di dare un senso alla scomparsa della ragazza, in un susseguirsi di pensieri e intuizioni a volte difficili da seguire.</p>
<p style=\"text-align: justify;\">&nbsp;</p>
<p style=\"text-align: justify;\"><strong>La lunghezza del film (ben 160 minuti) </strong>ha permesso a Fincher di muoversi sia nello spazio - le indagini e la narrazione si svolgono in luoghi diversi - sia nel tempo, con l&rsquo;uso frequente dei gi&agrave; citati flashback. Per la prima met&agrave; del film poi le storie di Blomkvist e Lisbeth scorrono parallele senza incrociarsi, ed &egrave; in questa parte della storia di Lisbeth che Fincher sembra trovarsi maggiormente a proprio agio. Il disagio vissuto dalla ragazza &egrave; reso molto bene, merito di Fincher ma anche di Rooney Mara, l&rsquo;attrice che la interpreta, in grado di essere credibile sia durante i violenti scatti di ira che nei momenti in cui la giovane si avvicina all&rsquo;autismo. Mara riesce nel delicato compito di non creare un eccessivo stereotipo della persona con problemi mentali, mostrandoci tutti i lati della complessa personalit&agrave; di Lisbeth.</p>
<p style=\"text-align: justify;\">&nbsp;</p>
<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Il cast &egrave; di ottimo livello</strong>, tutti gli attori a partire da <strong>Daniel Craig e Christopher Plumme</strong><strong>r </strong>alla star svedese <strong>Stellan Skarsg&aring;rd</strong> mettono in scena il proprio personaggio senza sbavature o incertezze, riuscendo convincenti e credibili nei loro rispettivi ruoli. E&rsquo; un peccato che ad alcuni di loro non sia stata data la possibilit&agrave; di esprimersi maggiormente.<br />
<br />
<br />
<em><strong>Ti entra nelle ossa</strong></em></p>
<p style=\"text-align: justify;\">&nbsp;</p>
<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Ci&ograve; che viene percepito di pi&ugrave; nel film &egrave; il freddo:</strong> il freddo dell&rsquo;inverno svedese, il freddo delle case di persone traumatizzate, il freddo del vuoto nei lunghi corridoi di un archivio, il freddo sul volto delle persone.</p>
<p style=\"text-align: justify;\">Non c&rsquo;&egrave; un vero e proprio lieto fine, e non solamente perch&eacute; il libro da cui &egrave; tratto &egrave; solo il primo di una trilogia, ma perch&eacute; quella sensazione di freddo non viene mai via del tutto, &egrave; sempre l&igrave; a ricordarci l&rsquo;incombenza delle brutte notizie. Non &egrave; forse un caso che solamente i flashback di Henrik siano rappresentati come assolati e in piena estate, eventi del passato filtrati da una memoria che li ricorda con nostalgia.<br />
<br />
<img width=\"500\" height=\"333\" alt=\"\" src=\"http://media.gamesource.it/film/gallery/cinema/400/Millennium-Uomini-che-Odiano-le-Donne-5768.jpg\" /></p>
<p style=\"text-align: justify;\">&nbsp;</p>
<p style=\"text-align: justify;\"><strong>L&rsquo;aspetto musicale ha un pregio spesso tralasciato</strong>, ovvero il fatto che si fonde cos&igrave; bene con le immagini che quasi ci si dimentica di prestare attenzione, perch&eacute; la musica accompagna con naturalezza ogni scena. Non &egrave; presente una musica &ldquo;didascalica&rdquo;, che suggerisce allo spettatore che sensazione provare, ma una musica che d&agrave; forza alle immagini.</p>
<p style=\"text-align: justify;\">&nbsp;</p>
<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Di particolare impatto &egrave; la sequenza dei titoli di testa</strong>, un vero capolavoro di regia e idea artistica, sostenuta da una musica martellante che ti entra nelle orecchie e le fa rimbombare al ritmo delle immagini che passano sullo schermo (alla colonna sonora ha lavorato Trent Reznor, e il pezzo dei titoli &egrave; infatti la cover dei Nine Inch Nails di &ldquo;Immigrant Song&rdquo;), dando una forza notevolissima a una sequenza quasi astratta e di forte impatto, tanto da riuscire a rubare completamente la scena agli stessi titoli di testa che dovrebbe supportare.</p>
<p style=\"text-align: justify;\">&nbsp;</p>
<p style=\"text-align: justify;\"><strong>&ldquo;Millenium - Uomini che odiano le donne&rdquo; &egrave; un titolo che era atteso con qualche scetticismo da parte di tutti</strong>, sembrava che il tutto fosse stato fatto solo per sfruttare il successo commerciale della serie, ma Fincher ha saputo operare bene e quello che ci presenta &egrave; un film molto riuscito, un film crudo ed efficace a cui &egrave; difficile muovere critiche. Quella che gli si pu&ograve; sicuramente muovere per&ograve; &egrave; di non aver approfondito a dovere la psicologia di Blomkvist e non aver osato andare pi&ugrave; a fondo nella mente dell&rsquo;assassino, cosa che avrebbe reso il personaggio pi&ugrave; interessante. In generale si ha la sensazione che alcuni personaggi secondari siano stati sfruttati poco, e che nel testo originale avessero pi&ugrave; risalto.</p>
<p style=\"text-align: justify;\">&nbsp;</p>
<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Altra critica che si pu&ograve; muovere al film &egrave; l&rsquo;eccessiva velocit&agrave; con cui a volte vengono fatti notare dei dettagli fondamentali</strong>: un rapido passaggio di camera e Blomkvist o Lisbeth che indicano cosa guardare, pochi istanti per lo spettatore per rendersi effettivamente conto di cosa stiano indicando, con il rischio di perdere qualcosa. E&rsquo; palese che ci&ograve; sia dovuto alla necessit&agrave; di dover far rientrare in scene di pochi minuti ragionamenti che nel libro potevano durare anche pagine, ma ci si sarebbe potuto aspettare qualcosa di pi&ugrave; in merito da un regista che non &egrave; certo un novellino.<br />
<br />
<br />
<em><strong>Conclusioni</strong></em></p>
<p style=\"text-align: justify;\">&nbsp;</p>
<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Lo spettatore che entra in sala</strong>, se non conosce gi&agrave; il libro o il film svedese, si trover&agrave; probabilmente di fronte a qualcosa di diverso di quello che si aspettava, qualcosa che pu&ograve; arrivare a colpirlo direttamente e a farlo sentire disorientato. La struttura di fondo non &egrave; differente da quella di un qualsiasi giallo, non brilla per intuizioni geniali ma lo fa per un costante e continuo lavoro di precisione. Alla fine del film si esce dalla sala soddisfatti di aver visto un buon giallo e un film molto ben girato, probabilmente non il migliore di Fincher o una pellicola che rivoluzioner&agrave; qualcosa, ma comunque un&rsquo;ottima opera.</p>]]></content:encoded>
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<item>
<title>Recensione: I Muppet</title>
<link>http://www.filmsource.it/cinema/cinema/film/I-Muppet/recensione/</link>
<description>I muppet sono un vero e proprio monumento della televisione americana, sono figure ormai iconiche e mai veramente sparite anche nei momenti di minor popolarità; dal ponte di Brooklyn al Golden Gate è [...]</description>
<pubDate>Fri, 03 Feb 2012 01:06:42 +0100</pubDate>
<category>Recensione Cinema</category>
<content:encoded><![CDATA[<p style=\"text-align: justify; \"><strong>I muppet sono un vero e proprio monumento della televisione americana</strong>, sono figure ormai iconiche e mai veramente sparite anche nei momenti di minor popolarit&agrave;; dal ponte di Brooklyn al Golden Gate &egrave; difficile trovare qualcuno che non conosca, anche solo di nome, <strong>Kermit la rana</strong>.</p>
<p style=\"text-align: justify; \"><br />
Non c&rsquo;&egrave; da sorprendersi quindi se in questo film il numero di <strong>guest sta</strong><strong>r</strong> che compare in un cammeo &egrave; incredibilmente alto, andando a pescare nel passato come nel presente, in Whoopi Goldberg e Mikey Rooney come in Jim Parson (il suo cammeo &egrave; probabilmente il migliore) e Neil Patrick Harris.<br />
<br />
<img width=\"500\" height=\"375\" alt=\"\" src=\"http://media.gamesource.it/film/gallery/cinema/1141/The-Muppets-5679.jpg\" /><br />
<br />
<em><strong>Si torna in scena!</strong></em></p>
<p style=\"text-align: justify; \"><br />
<strong>Protagonista, o sarebbe meglio dire protagonista umano</strong>, del film &egrave; poi <strong>Jason Segel</strong> nel ruolo di Gary, gi&agrave; famoso per essere nel cast di &ldquo;How I met your Mother&rdquo; insieme a Neil Patrick Harris. &nbsp;</p>
<p style=\"text-align: justify; \"><strong><br />
Il protagonista &ldquo;non umano&rdquo; del film &egrave; invece Walter</strong>, un muppet che diventa un fan cos&igrave; grande del <strong>&ldquo;The Muppet Show&rdquo;</strong> da diventarne quasi ossessionato e sviluppare una vera e propria adorazione per Kermit. &nbsp; <strong>Gary e Walter sono</strong>, per quanto strano possa sembrare, due fratelli vissuti fianco a fianco nella allegra cittadina di Smalltown, una piccola citt&agrave; immaginaria dove il tempo sembra essersi fermato <strong>agli anni &lsquo;50</strong> e dove tutte le persone sono dei sorridenti stereotipi dell&rsquo;immagine televisiva che l&rsquo;america post-bellica amava dare di s&eacute; e dei suoi piccoli centri rurali.</p>
<p style=\"text-align: justify; \"><strong><br />
La storia, semplice e diretta</strong>, inizia proprio in questa cittadina dove Gary decide di invitare la propria fidanzata Mary (la rossa Amy Adams), che di mestiere fa la mestra in una scuola elementare dove si insegna come riparare i motori delle auto, ad un romantico viaggio a Los Angeles. Gary non riesce per&ograve; a non invitare anche il fratello muppett in quanto nella Citt&agrave; degli Angeli sono locati i&nbsp;<strong>Muppet Studios</strong>, il luogo dove tutti gli show dei Muppet venivano girati. Quando il trio arriva in citt&agrave; (rigorosamente in un pullman stile anni &lsquo;50) scopre per&ograve; che i Muppet Studios sono abbandonati ed in completa rovina. E&rsquo; qui che Walter si intrufola dove non dovrebbe scoprendo per caso i piani del ricco magnate Tex Richman (il bravo Chris Cooper), che vuole <strong>acquistare gli studi per raderli al suolo</strong> e trivellare il terreno in cerca del petrolio sottostante.&nbsp; &nbsp;<br />
<strong><br />
L&rsquo;unico modo per salvare gli studi &egrave; che i Muppet li riacquistino con dieci milioni di dollari entro qualche giorno</strong>, ma i quest\'ultimi si sono divisi tempo prima e ormai Kermit vive solo in una vecchia e polverosa magione; c&rsquo;&egrave; cos&igrave; bisogno di rimettere insieme il gruppo per salvare gli studi. Ed esclusa qualche piccola deviazione<strong> la trama &egrave; tutta qui</strong>, un cattivo magnate vuole distruggere i sogni del bravo Walter e dei Muppet, e non si far&agrave; alcuno scrupolo per farlo, e i nostri devono riuscire a riunirsi e a creare uno show per raccogliere i soldi necessari. E&rsquo; palese che la trama sia solamente un pretesto, un&rsquo;impalcatura per dare spazio ai Muppet. &nbsp;</p>
<p style=\"text-align: center; \"><br />
<img width=\"350\" height=\"500\" alt=\"\" src=\"http://media.gamesource.it/film/gallery/cinema/1141/The-Muppets-4300.jpg\" /><br />
<strong><br />
</strong></p>
<p style=\"text-align: justify; \"><strong> E di spazio per i Muppet ne serve molto</strong> perch&eacute; questi pupazzi sono tantissimi e praticamente tutti hanno il loro spazio in scena, merito di una regia molto veloce che sembra non voler mai soffermarsi troppo sulla stessa inquadratura o sulla stessa scena. Il regista James Bobin &egrave; ben consapevole di star girando un film dei Muppet e non si fa alcun problema a infrangere la &ldquo;quarta parete&rdquo; di frequente, creando dei <strong>divertenti siparietti</strong> che riescono a strappare pi&ugrave; di un sorriso anche ad un pubblico adulto. <br />
<br />
<strong>La fotografia &egrave; sempre luminosa</strong> e riesce a rendere bene quella piccola saturazione dei colori che ben si accosta con un film per bambini e con la stoffa di cui sono fatti i pupazzi, accompagnando le ampie e ariose riprese della videocamera con il giusto mix tra ombre e luci. Anche nelle scene pi&ugrave; cupe (viene subito in mente il nerissimo ufficio di Richman) non viene mai data una sensazione di grigiore, di spento, i colori la fanno sempre da padrone anche quando i Muppet non sono in scena. &nbsp; <br />
<br />
<br />
<em><strong>Tutti a passo di danza. Pi&ugrave; o meno.</strong></em><br />
<strong><br />
Ma questo film &egrave; sopratutto un piccolo Musical</strong>, dobbiamo quindi parlare anche delle musiche e delle canzoni, e purtroppo &egrave; qui che si presenta <strong>qualche problema</strong>. Non tutte le canzoni sono infatti degne di nota, probabilmente anche a causa di <strong>un doppiaggio delle parti cantate a volte decisamente non all&rsquo;altezza</strong>. Le coreografie dei balli sono ben riuscite, cos&igrave; come le musiche, ma le canzoni in s&eacute; peccano di una certa semplicit&agrave; compositiva che potrebbe risultare eccessiva anche per un pubblico di bambini. <strong>Quasi imbarazzante il pezzo rap di Richman</strong>, che sembra pi&ugrave; il solito dovuto tributo a &ldquo;ci&ograve; che ascoltano i gggiovani&rdquo; che una canzone degna di essere nel film. &nbsp; <br />
<strong><br />
Fortunatamente non tutte le canzoni soffrono di questi problemi</strong> e alcune risultano anche essere particolarmente gradevoli, pur con il peso del gi&agrave; citato doppiaggio problematico nelle parti cantate. &nbsp; <br />
<br />
Come gi&agrave; detto il cast di attori chiamato per questo film &egrave;, tra cast vero e proprio e comparse, veramente stellare, e pu&ograve; vantare un <strong>Jack Black </strong>che interpreta s&eacute; stesso (beh, quasi...) in ottima forma e i felicissimi cammei di <strong>Jim Parson</strong> (Sheldon di The Big Bang Theory) e <strong>Zach Galifianakis</strong> (Alan di Una notte da Leoni 1 e 2) a dare al tutto un po&rsquo; di pepe in pi&ugrave;. &nbsp; <br />
<strong><br />
Jasono Segel &egrave; bravo a recitare la parte del sempliciotto</strong> e qui non si smentisce, cos&igrave; come Amy Adams risulta efficace nel rappresentare la tipica ragazza semplice, determinata e anche un pochino &nbsp;tormentata dall&rsquo;amore. Tutto tende ad essere ovviamente sovra recitato, ma la cosa non stona affatto perch&eacute; &egrave; chiaro che nessuno voleva fare qualcosa di diverso che rappresentare poco pi&ugrave; che stereotipi, come se gli attori fossero versioni umane dei Muppet. &nbsp; <br />
<br />
<img width=\"500\" alt=\"\" src=\"http://media.gamesource.it/film/gallery/cinema/1141/The-Muppets-5682.jpg\" /><br />
<br />
D&rsquo;altronde il tema dello scegliere cosa si &egrave;, in questo caso declinato nel <strong>&ldquo;uomini o Muppet&rdquo;</strong>, &egrave; una parte fondamentale del film ed &egrave; il messaggio morale che si &egrave; voluta dare al pubblico di bambini: crescere pu&ograve; essere difficile, ma permette di scoprire chi veramente si &egrave; e di credere in s&eacute; stessi. &nbsp; <br />
<strong><br />
Il film &egrave; tutto sommato gradevole sia per bambini che per adulti</strong>, agli occhi del pubblico italiano soffre per&ograve; dell&rsquo;essere intriso di t<strong>utta una serie di riferimenti al Muppet Show</strong> e anche ai film precedenti, cosa che lo rende un po&rsquo; castrato, incapace di esprimere a pieno il proprio potenziale. Ovviamente questo non &egrave; un problema del film in s&eacute;, ma &egrave; un elemento di cui tener conto visto che la pellicola &egrave; chiaramente stata pensata per essere vista da un pubblico cresciuto a pane e Muppet. &nbsp; <br />
<br />
<br />
<em><strong>Conclusioni</strong></em><br />
<strong><br />
Se avete un bambino da portare al cinema avrete davanti un film con cui si divertir&agrave; </strong>e da cui probabilmente uscir&agrave; con la curiosit&agrave; di saperne di pi&ugrave; sui Muppet; se invece eravate voi a guardare i Muppet da bambini, troverete un film in grado di divertirvi anche da adulti e di far tornare a galla tutta la vostra nostalgia, pur con tutti i suoi limiti.</p>
<p>&nbsp;</p>]]></content:encoded>
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<title>Recensione: Gianni e le donne</title>
<link>http://www.filmsource.it/cinema/cinema/film/Gianni-e-le-donne/recensione/</link>
<description>Il protagonista della vicenda è Gianni, un uomo di sessant'anni pensionato, che vive una vita particolarmente dedita nei confronti delle donne, o meglio delle numerose donne che lo circondano. Gianni, interpretato dall'omonimo [...]</description>
<pubDate>Wed, 18 Jan 2012 19:28:41 +0100</pubDate>
<category>Recensione Cinema</category>
<content:encoded><![CDATA[<p style=\"text-align: justify;\">Il protagonista della vicenda &egrave; Gianni, un uomo di sessant\'anni pensionato, che vive una vita particolarmente dedita nei confronti delle donne, o meglio delle numerose donne che lo circondano. Gianni, interpretato dall\'omonimo Di Gregorio, vive a Roma insieme alla moglie e alla figlia. Entrambe le donne di casa, considerata la sua elevata disponibilit&agrave; di tempo libero, sfruttano Gianni per affidargli svariate commissioni da svolgere. Ad aggiungersi alla lista degli impegni troviamo anche la madre di novantacinque anni, ancora parecchio in forma, che continua a chiamarlo al cellulare, anche per le pi&ugrave; piccole minuzie, come ad esempio farlo venire a casa sua per sistemare il televisore e distribuire la colazione mentre gioca a poker con le sue amiche. Infine troviamo anche la vicina di casa, una giovane ragazza che giornalmente gli affida il suo cane per portarlo a spasso. Gianni accetta ogni giorno tutti questi incarichi con entusiasmo.</p>
<p style=\"text-align: center;\"><img width=\"500\" alt=\"\" src=\"http://media.gamesource.it/film/gallery/2/FilmSource-5276.jpg\" /></p>
<p style=\"text-align: center;\"><span style=\"font-size: smaller;\"><em>Ecco Gianni alle prese con la madre</em></span></p>
<p style=\"text-align: justify;\"><br />
Un giorno per&ograve; la sua vita monotona viene interrotta dall\'amico Alfonso, di professione avvocato, che lo invita a guardarsi attorno: tutti i suoi coetanei hanno storie d\'amore parallele con delle amanti. Dopo questa scoperta Gianni inizia a comportarsi in modo diverso con le donne che gli stanno attorno, per tentare di conquistarle. La sua prima preda si rivela essere Cristina, la badante della madre. Successivamente passa alla figlia di una cara amica, sempre della madre, ma che si rivela essere troppo impegnata dal mondo della musica. Per far colpo su di lei aveva deciso addirittura di comprarsi dei vestiti nuovi e di ricominciare a riprendere l\'attivit&agrave; sportiva. Arriva anche al punto di chiamare la sua ragazza delle medie che non vedeva da molto tempo per tentare di ripristinare il rapporto, ma quest\'ultima si addormenta sul divano durante la conversazione. A metterci lo zampino ci pensa lo stesso Alfonso che gli presenta due giovani donne bionde pensando di riuscire ad avere una qualche chance.&nbsp;</p>
<p style=\"text-align: center;\">&nbsp;</p>
<p style=\"text-align: center;\"><img width=\"500\" height=\"375\" alt=\"\" src=\"http://media.gamesource.it/film/gallery/2/FilmSource-5274.jpg\" /></p>
<p style=\"text-align: center;\"><em><span style=\"font-size: smaller;\">Indossato il vestito nuovo... per niente</span></em></p>
<p style=\"text-align: justify;\"><br />
Con il passare del tempo Gianni si rende conto che oramai, alla sua et&agrave;, certe cose non pu&ograve; pi&ugrave; farle e si scopre essere inadeguato. Inizia cos&igrave; l\'avvio di un momento di depressione in cui si rifiuta anche di svolgere i soliti incarichi che gli vengono affidati. Per completare il tutto, una sera, mentre passava dalla sua vicina per portare a spasso il cane, viene invitato dentro casa, dove si sta tenendo una festa, e viene invitato a bere un cocktail, che a sua insaputa contiene un allucinogeno, che lo porter&agrave; in giro a zonzo per Roma insieme al cane, passando dall\'Ara Pacis fino ad arrivare alle panchine di Piazza Navona.<br />
<br />
Gianni e le donne non &egrave; un film comico, &egrave; un\'opera che rispecchia la realt&agrave; di un uomo che una volta arrivato alla pensione non ha pi&ugrave; attivit&agrave; da svolgere che lo tengono impegnato, ma soprattutto che lo tengano vivo. Un film consigliato a tutti, in particolare a chi volesse passare novanta minuti in maniera piacevole, divertente e senza troppe pretese.</p>
<p style=\"text-align: justify;\">&nbsp;</p>
<p style=\"text-align: center;\"><img width=\"500\" height=\"278\" alt=\"\" src=\"http://media.gamesource.it/film/gallery/2/FilmSource-5277.jpg\" /></p>
<p style=\"text-align: center;\"><em><span style=\"font-size: smaller;\">Il sogno proibito di Gianni (e non solo).</span></em></p>]]></content:encoded>
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<item>
<title>Recensione: Come d'incanto</title>
<link>http://www.filmsource.it/cinema/cinema/film/Come-dincanto/recensione/</link>
<description>Era il 7 ottobre 1971 quando Robert Stevenson arrivò sul grande schermo insieme con la Walt Disney Productions gestendo la regia di uno dei capolavori della tecnica mista, che replicava il successo di Mary Poppins, dello [...]</description>
<pubDate>Sun, 22 Jan 2012 22:46:18 +0100</pubDate>
<category>Recensione Cinema</category>
<content:encoded><![CDATA[<p style=\"text-align: justify;\">Era il 7 ottobre 1971 quando Robert Stevenson arriv&ograve; sul grande schermo insieme con la Walt Disney Productions gestendo la regia di uno dei capolavori della tecnica mista, che replicava il successo di Mary Poppins, dello stesso regista e di appena 6 anni prima: Pomi d\'Ottone e Manici di Scopa, interpretato non tanto da una impeccabile Angela Lansbury (La Signora in Giallo), ma da un inenarrabile David Tomlinson nel ruolo del Professore Emelius Browne. A distanza di trent\'anni la tecnica mista ha conquistato il mercato cinematografico, rimpinguato da Balto, Fantasia 2000, Stuart Little, Scooby Doo e Alvin Superstar, fino ad arrivare a Come d\'Incanto, diretto da Kevin Lima, co-sceneggiatore di Aladdin, e rilasciato in Italia il 7 dicembre 2007.<br />
<br />
<br />
<em><strong>Il bacio del vero amore</strong></em><br />
<br />
Quale magia &egrave; pi&ugrave; forte del bacio del vero amore? Se lo chiedessimo a Giselle (Amyy Adams), la protagonista di Come d\'Incanto, nessuna. La giovane fanciulla, una Biancaneve d\'altri tempi, vive spensierata nel suo albero cavo nel bosco, in attesa del suo vero amore. Il Principe Edward (James Marsden) &egrave; altres&igrave; alla ricerca della sua prossima sposa, che tra una caccia ai troll e un\'altra &egrave; il suo pensiero fisso: cos\'&egrave; d\'altronde un uomo, anche il pi&ugrave; indaffarato e distratto, senza la propria met&agrave;? Al primo incontro dei due la scintilla scatter&agrave; e il loro matrimonio sar&agrave; solo una formalit&agrave;.<br />
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<img width=\"500\" height=\"375\" src=\"http://media.gamesource.it/film/gallery/cinema/573/Enchanted-5460.jpg\" alt=\"\" /><br />
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A distruggere, per&ograve;, il loro <em>per sempre </em>sar&agrave; la Regina Narissa (Susan Sarandon), la matrigna di Edward, spaventata dalla possibilit&agrave; di essere detronizzata dalla bella Giselle:&nbsp;convincendo la ragazza dell\'esistenza di un pozzo dei desideri, quindi, la getter&agrave; lontana dal mondo fiabesco nel quale vive per catapultarla nella fredda New York, a Manhattan, in<em> un posto dove nessuno vive felice e contento</em>. L\'impavido Principe, accompagnato dal fastidioso Nathaniel e dallo scoiattolo Pip, si getter&agrave; all\'inseguimento della fanciulla, nel frattempo salvata da Robert (Patrick Dempsey), un avvocato divorzista intento ad organizzare le proprie nozze. Tra le strade della Grande Mela verr&agrave; meno il mondo fiabesco di Andalasia nel quale viveva Giselle, ora costretta a rapportarsi ad una realt&agrave; fuori dai suoi schemi, irreale per lei, reale per noi.<br />
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<em><strong>Siate romantici</strong><strong>, siate...</strong></em><br />
<br />
Insegn&ograve; una lezione di vita dalla quale difficilmente potremo mai discostarci Robert Stevenson negli anni \'60 e \'70, dapprima con Mary Poppins e dopo con Pomi d\'Ottone e Manici di Scopa: esiste un sottile, ma visibile, filo conduttore tra la realt&agrave; e la finzione. La tata pi&ugrave; famosa di Londra, accompagnata dall\'eccellente spalla Bert (Dick Van Dyke), riusc&igrave; a trasformare l\'essere sprucido di un uomo, in quel caso George Banks (David Tomlinson, sempre lui), in un romantico. Stessa sorte tocc&ograve; alla Lansbury qualche anno pi&ugrave; tardi, con sempre Tomlinson nel ruolo del redento, anche stavolta trasformato da eccentrico e fannullone mago in un romantico. In Come d\'Incanto l\'esperimento, riuscito, &egrave; doppio: non sar&agrave; solo Giselle ad affrontare, con piacere, la realt&agrave; dell\'amore e le sue dietrologie, ma sar&agrave; anche Robert a comprendere come dietro ogni saldo rapporto razionale &egrave; necessaria un po\' di magia. Se la verit&agrave; sta nel mezzo, di sicuro Come d\'Incanto ce lo insegna: cos&igrave; Giselle, dopo essersi lasciata cogliere da Edward in un clich&eacute; del primo fulmine, decider&agrave; di volere un appuntamento e di voler realmente conoscere il principe che sta per sposare. Cos&igrave; anche Robert, invischiato in un rapporto duraturo e quasi logorato dal tempo, capir&agrave; la magia dell\'amore, risentendone anche sul lavoro e dimenticando il suo interesse: vedere le persone divorziare, separarsi, per sempre. <br />
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<img width=\"500\" src=\"http://media.gamesource.it/film/gallery/cinema/573/Enchanted-5459.jpg\" alt=\"\" /><br />
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Nell\'intreccio di due mondi, l\'uno allegro e spensierato e l\'altro serioso e troppo reale, si compir&agrave; la magia del momento, legata da quel sottile filo di cui parlava Robert Stevenson, che, anche stavolta, &egrave; l\'essere romantico. &Egrave; l\'essere romantico di Mary Poppins che con un po\' di zucchero faceva scendere la pillola o che saltava in un dipinto di Bert, che sapeva quanto fosse <em>bello passeggiar con Mary</em>; &egrave; l\'essere romantico di Eglantine Price, che nella sua persona distinta ceder&agrave; al viaggio nell\'isola di Naboombu per scoprire il lato nascosto del professor Browne; &egrave; l\'essere romantico di Robert, che nel canto di Giselle capir&agrave; cosa significa amare. E ancor prima della sconfitta vera per la Regina, a distruggerla sar&agrave; scoprire che il nostro non &egrave; un mondo dove non si vive felici e contenti.<br />
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<br />
<em><strong>Quale magia? &Egrave; solo amore</strong></em><br />
<br />
L\'intera produzione non si esalta soltanto nella sua dietrologia, ma anche nella resa, cos&igrave; da poter rendere Come d\'Incanto un film per tutti, lasciando ai pochi la bont&agrave; della disamina appena conclusa. Gli effetti speciali, manifestati soprattutto nella prorompente presenza di Narissa a New York e nelle gestualit&agrave; di Pip lo scoiattolo, sono accompagnati da una maestosa colonna sonora: come d\'altronde non immaginarselo dinanzi al lavoro di Alan Menken (Oscar nel 1990, 1992, 1993, 1996 per la miglior colonna sonora), che nel proprio curriculum annovera capolavori sonori riproposti in Aladdin, La Sirenetta e La Bella e La Bestia: proprio da queste ultime due vengono ripresi molti temi, per riproporre 80 anni di classici Disney, che vanno a comporre molte delle gestualit&agrave; di Giselle e dei suoi pensieri. Come d\'Incanto &egrave;, inoltre, un condensato di citazioni auliche: il &quot;Bella Notte&quot; &egrave; lo stesso ristorante di Lilli e il Vagabondo, la famiglia per la quale Robert sta gestendo il divorzio ha lo stesso cognome della famiglia dove Mary Poppins viene assunta e, per esempio soltanto, il vestito di Edward &egrave; lo stesso di Eric de La Sirenetta. Sono moltissimi altri i riferimenti, ma riportarli sarebbe ridondante. Ci accontentiamo di citare i pi&ugrave; lampanti e scontati, in una produzione che fa della sua forza l\'ispirazione al classico.<br />
<br />
<img width=\"500\" height=\"375\" src=\"http://media.gamesource.it/film/gallery/cinema/573/Enchanted-5461.jpg\" alt=\"\" /><br />
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<strong>Per quanto?</strong> <strong>Per...</strong><br />
<br />
Non &egrave; sicuramente un film facile da valutare Come d\'Incanto: una produzione atipica che vuole smielatamente trasmettere un messaggio. Di primo acchito, sinceramente, verrebbe da bocciare l\'intenzione di riproporre l\'ennesima storia d\'amore a mo\' di clich&eacute;, ma &egrave; palese come si commetterebbe un errore imperdonabile. C\'&egrave; di pi&ugrave; in Come d\'Incanto, cos&igrave; come c\'&egrave; di pi&ugrave; in ogni produzione della Disney: c\'&egrave; del romantico, c\'&egrave; del profondo, c\'&egrave; una morale di vita, pi&ugrave; pesante e intensa delle normali. Sicuramente non stiamo parlando di un film per tutti, come gi&agrave; anticipato in precedenza, e che potrebbe essere accettato per le sue sfaccettature: &egrave; ironico, &egrave; comico, &egrave; irriverente, si veste di una componente oscura e dai toni epici, lontani per&ograve;, &egrave; romantico e vuole essere romantico. <br />
<br />
Come d\'Incanto in poche parole vuole essere una cosa soltanto: un <em>per </em><strong><em>...sempre</em>.</strong><br />
&nbsp;</p>]]></content:encoded>
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<title>Recensione: Welcome to N.H.K</title>
<link>http://www.filmsource.it/anime/anime/film/Welcome-to-NHK/recensione/</link>
<description>La vita di un &amp;ldquo;Hikikomori&amp;rdquo;

Welcome To N.H.K [...]</description>
<pubDate>Fri, 13 Jan 2012 00:55:27 +0100</pubDate>
<category>Recensione Anime</category>
<content:encoded><![CDATA[<p style=\"text-align: justify;\"><strong>La vita di un &ldquo;Hikikomori&rdquo;</strong><br />
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<a target=\"_blank\" href=\"http://www.filmsource.it/anime/film/Welcome-to-NHK/\"><span style=\"color: rgb(255, 102, 0);\"><strong>Welcome To N.H.K</strong></span></a> &egrave; una serie animata composta da ventiquattro episodi tratta dall\'omonimo romanzo di Tatsuhiko Takimoto, pubblicato in Giappone nel 2002. Il protagonista principale della storia &egrave; un ragazzo di ventidue anni di nome Tatsuhiro Sato.<br />
<br />
Sato ha abbandonato l\'universit&agrave; da quattro anni e non ha un lavoro, passa le sue giornate rinchiuso nel suo minuscolo appartamento; insomma &egrave; un &ldquo;hikikomori&rdquo;, ovvero una persona che si isola completamente dalla societ&agrave;. Il tema trattato in questo anime &egrave; molto serio, in quanto in Giappone questo fenomeno &egrave; ancora diffuso, ma non mancano di certo scene di puro humor sarcastico.</p>
<p style=\"text-align: center;\"><img width=\"500\" height=\"375\" alt=\"\" src=\"http://media.gamesource.it/film/gallery/2/FilmSource-5116.jpg\" /></p>
<p style=\"text-align: justify;\"><br />
La vita di Sato procede lenta e monotona: come gi&agrave; detto passa le giornate dormendo, guardando il computer e la televisione. Proprio quest\'ultima ha ispirato il titolo della serie: NHK &egrave; infatti la TV nazionale giapponese (Nihon Hoso Kyokai) che per l\'occasione &egrave; stata ribattezzata Nihon Hikikomori Kyokai che secondo l\'immaginazione di Sato questa cospirazione segreta ha come obiettivo di formare un esercito di Hikikomori. I rappresentati di questa NHK sono gli elettrodomestici e una squadra di goblin che appariranno durate il corso della storia deridendo e distruggendo le speranze del protagonista. Oltre a questo disturbo interiore, Sato &egrave; afflitto anche da un altro fastidio: la colonna sonora di un anime che viene messa a tutto volume dal vicino di casa.<br />
<br />
La svolta della sua vita da isolato cronico avviene quando un signora anziana, accompagnata da una ragazza di nome Misaki Nakahara, propone a Sato una rivista religiosa. Sato non prende neanche in considerazione la rivista ma focalizza la propria attenzione sulla ragazza che appare come un angelo caduto in un mondo infernale. Dopo una serie di eventi i due si rincontrano e Misaki propone a Sato di firmare un contratto che gli permetter&agrave; di guarire dalla sua condizione di Hikikomori frequentando delle sedute in un parco situato vicino alla sua abitazione. Sato per&ograve; non volendo accettare l\'aiuto della ragazza continua a raccontare bugie, fino ad arrivare ad affermare che lui &egrave; un &ldquo;creativo&rdquo; che lavora in casa. <br />
<br />
Una volta tornato nel suo appartamento ricomincia a sentire la solita canzone proveniente dall\'appartamento affianco. Sato, ormai in preda alla disperazione, decide di uscire di casa e di bussare alla porta accanto scoprendo che il suo rumoroso vicino di casa non &egrave; altro che Kaoru Yamazaki, un suo vecchio compagno di scuola che in passato aveva addirittura provato a difenderlo da una banda di teppisti, senza per&ograve; avere successo. Yamazaki si ricorda ancora il gesto benevolo di Sato e invita quest\'ultimo a rimanere a in casa sua. Tra una chiacchera e l\'altra emerge che Yamazaki frequenta un corso per diventare designer di videogame: nasce cos&igrave; la collaborazione tra i due per la progettazione di un &ldquo;Gal-Game&rdquo;, un genere videoludico incentrato sulle interazioni con delle affascinanti ragazze realizzate in stile anime, prodotto rivolto chiaramente ad un pubblico esclusivamente maschile.</p>
<p style=\"text-align: center;\">&nbsp;</p>
<p style=\"text-align: center;\"><img width=\"500\" height=\"280\" alt=\"\" src=\"http://media.gamesource.it/film/gallery/2/FilmSource-5118.jpg\" /></p>
<p style=\"text-align: justify;\"><br />
<strong>Situazioni reali</strong><br />
<br />
Dopo aver parlato dell\'introduzione di Welcome to N.H.K, non resta che citare, senza chiaramente cadere nello spoiler, alcune situazioni reali legate all\'isolamento delle persone che propone la serie. La realizzazione di un videogioco del genere &ldquo;Gal-Game&rdquo; evidenzia chiaramente la difficolt&agrave; che hanno gli Hikikomori nel rapportarsi con il gentil sesso. Scrivere la sceneggiatura di un videogioco pu&ograve; risultare noioso, per cui meglio abbandonare tutto per fuggire con la vecchia fiamma della scuola Hitomi Kashiwa per un meeting offline, che lasciamo a voi il piacere di scoprire di cosa si tratta, oppure buttarsi a capofitto nel mondo dei giochi online per sfuggire alla realt&agrave; e passare la propria vita in un mondo fantastico e dinamico, fino ad arrivare a farsi convincere da una ex compagna di classe ad entrare in un giro illegale di vendita di prodotti sponsorizzati come naturali e sempre efficienti.<br />
<br />
<strong>&#9835;&nbsp; Pururin Purupururin &#9835; <br />
</strong><br />
Una delle peculiarit&agrave; dell\'opera sono sicuramente le musiche d\'accompagnamento. Sia le melodie orchestrali che quelle cantate, fino ad arrivare all\'opening e alle varie ending si adattano perfettamente al contesto, passando da suoni malinconici a versi che descrivono le situazioni che stanno vivendo i protagonisti.</p>
<p style=\"text-align: center;\">&nbsp;</p>
<p style=\"text-align: center;\"><img width=\"500\" height=\"280\" alt=\"\" src=\"http://media.gamesource.it/film/gallery/2/FilmSource-5117.jpg\" /></p>
<p style=\"text-align: justify;\"><br />
<strong>Per concludere</strong><br />
<br />
Welcome to NHK &egrave; un anime che si lascia guardare facilmente e che in poche puntate catturer&agrave; completamente l\'attenzione dello spettatore, garantendo temi maturi che daranno diversi spunti di riflessione sul tema della vita, sulla felicit&agrave; e sull\'esistenza di un qualcosa di superiore che condiziona l\'esistenza dell\'uomo.</p>]]></content:encoded>
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<title>Recensione: Il Gatto con gli Stivali</title>
<link>http://www.filmsource.it/cinema/cinema/film/Il-Gatto-con-gli-Stivali/recensione/</link>
<description>La storia del cinema e della tv è piena di personaggi secondari che riescono ad attrarre un seguito talmente vasto da giustificare la realizzazione di uno spin-off totalmente incentrato su di loro, con [...]</description>
<pubDate>Mon, 28 Nov 2011 12:15:06 +0100</pubDate>
<category>Recensione Cinema</category>
<content:encoded><![CDATA[<p style=\"text-align: justify;\"><strong>La storia del cinema e della tv &egrave; piena di personaggi secondari che riescono ad attrarre</strong> un seguito talmente vasto da giustificare la realizzazione di uno spin-off totalmente incentrato su di loro, con risultati a volte positivi, a volte negativi, e a volte cos&igrave; buoni da generare anche dei seguiti. Non ci stupirebbe scoprire che &ldquo;Il Gatto con gli Stivali&rdquo; sia uno di quei titoli cos&igrave; buoni, <strong>nel loro genere</strong>, da creare una propria serie.</p>
<p style=\"text-align: justify;\"><strong><br />
Certo, siamo ancora distanti dai livelli raggiunti dalla Pixar</strong>, ma questa avventura in solitaria del Gatto con gli Stivali riesce a stare in piedi da sola, ad essere un film godibile e ben costruito, che riesce ad essere divertente<strong> senza ricorrere a troppi clich&eacute; e a gag da asilo.</strong> Apprezzabile inoltre la scelta di non inserire alcun cameo di personaggi dalla saga di <strong><a href=\"http://www.filmsource.it/animazione/film/Shrek-e-vissero-felici-e-contenti/recensione/\">Shrek</a></strong>, tanto da far pensare che il tutto si svolga in un mondo tutto nuovo.</p>
<p>&nbsp;</p>
<div style=\"text-align: center; \"><img width=\"234\" height=\"330\" src=\"http://media.gamesource.it/film/gallery/cinema/1222/Puss-in-Boots-4220.jpg\" alt=\"\" /></div>
<div>&nbsp;</div>
<p style=\"text-align: justify;\"><strong><br />
Un nuovo inizio<br />
<br />
Il nostro Gatto con gli Stivali &egrave; come sempre un latin lover</strong>, capace di conquistare gatte e donne con facilit&agrave; e classe, e un abile ladro che si guadagna da vivere derubando le persone, ma con un&rsquo;etica: non ruba alle chiese, e non ruba agli orfanotrofi. Il perch&eacute; di questi scrupoli &egrave; presto detto, Gatto infatti &egrave; un orfano, che finisce<strong> da tenerissimo gattino</strong> sulla soglia dell&rsquo;orfanotrofio del paesino di San Ricardo, dove trova una casa, una &ldquo;madre&rdquo;, e il suo primo vero amico, l&rsquo;uovo <strong>Humpty Alexander Dumpty</strong>.<br />
<br />
Le strade dei due divergono per&ograve; improvvisamente e bruscamente, e i due non si rincontreranno finch&eacute; la gatta ladra <strong>Kitty Zampe di Velluto</strong> non lo attirer&agrave; nel proprio nascondiglio, dove Humpty lo aspetta per proporgli di tornare insieme per aiutarlo a portare a compimento il loro vecchio sogno d\'infanzia: trovare i fagioli magici, salire nel castello tra le nuvole e rubare le uova d&rsquo;oro che l&rsquo;oca del castello depone.<strong><br />
<br />
L&rsquo;impresa non sar&agrave; ovviamente semplice, tuttavia la storia di fondo &egrave; invece fin troppo semplice e lineare</strong>, con un unico colpo di scena, intuibile ben prima che accada. La trama di fondo &egrave; infatti la classica avventura senza pretese, con inseguimenti, piccole sorprese e le immancabili romanticherie e moine sul valore dell&rsquo;amicizia; nemmeno il gi&agrave; citato colpo di scena, che fa virare nettamente la direzione della storia, pu&ograve; fare poi molto per ravvivare l&rsquo;intelaiatura della trama.</p>
<p style=\"text-align: justify;\">&nbsp;</p>
<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Ma non &egrave; la trama a sorreggere questo film</strong>, sono bens&igrave; le battute azzeccate, una regia capace e una serie di idee particolarmente felici.&nbsp;<br />
<br />
<strong><br />
<br />
Il gatto tira fuori gli artigli</strong></p>
<p style=\"text-align: justify;\">&nbsp;</p>
<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Le battute de &ldquo;Il Gatto con gli Stivali&rdquo; concedono poco alla risata sguaiata</strong> e si mantengono quasi sempre su un livello meno di &ldquo;pancia&rdquo;, tanto che diverse battute sono chiaramente pensate per<strong> un pubblico pi&ugrave; maturo</strong>&nbsp;che pu&ograve; cogliere i vari riferimenti, non certo colti ma comunque ben al di fuori dalla portata di un bambino. Basti pensare a quando Humpty decide di fondare il &ldquo;Bean Club&rdquo;, ed enuncia la prima e la seconda regola del club, e potete facilmente immaginare come esse siano &ldquo;Non si parla del Bean Club&rdquo;.</p>
<p style=\"text-align: justify;\">&nbsp;</p>
<p style=\"text-align: justify;\"><strong>La regia di Chris Miller &egrave; vivace e in grado di mettere bene in risalto le scene</strong>, creando un buon ritmo e utilizzando a volte tagli di inquadratura a met&agrave; tra lo spaghetti western e lo stile &ldquo;ad incastro&rdquo; di Ang Lee, <strong>una ventata di aria fresca</strong> rispetto allo stile di molti precedenti lavori Dreamworks, che portavano ben poca novit&agrave; sullo schermo. Miller sembra sapere sempre quale sia il punto migliore in cui piazzare la macchina da presa virtuale, quale inquadratura utilizzare per ravvivare le scene e quale musica, tutte gradevolissime, far suonare.<br />
<br />
<img width=\"500\" height=\"213\" src=\"http://media.gamesource.it/film/gallery/cinema/1222/Puss-in-Boots-4221.jpg\" alt=\"\" /><br />
<strong><br />
L&rsquo;unico vero problema sorge con il flashback</strong> che serve a raccontare la storia della giovinezza di Humpty e Gatto, gradevolissimo in s&eacute;, ma che viene a piombare come un vero e proprio capitolo a parte della storia, interrompendo in modo fastidioso il corso della narrazione. Ci&ograve; che si pu&ograve; realmente rinfacciare a Miller &egrave; il fatto <strong>di non essere stato in grado di unire tutti i pezzi della storia in una narrazione che scorra fluidamente</strong> come un pezzo unico, ma di aver creato qualcosa di simile a degli spezzoni narrativi uniti tra di loro dalla trama di fondo. Lo spettatore non riesce cos&igrave; ad abbandonarsi completamente al flusso degli eventi e ne ricava una vaga ma tangibile sensazione di discontinuit&agrave;.&nbsp;</p>
<div style=\"text-align: justify;\">&nbsp;</div>
<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Quello che rende per&ograve; particolarmente gradevole questo film sono i personaggi</strong>, che, principali o secondari che siano, sono tutti molto azzeccati. Da Humpty Dumpty con la sua lucidissima &ldquo;follia&rdquo;, passando per i calienti balli di Kitty, al nostro Gatto con gli Stivali, che <strong>&egrave; semplicemente irresistibile </strong>quando d&agrave; sfogo alla sua indole di semplice gatto, facendo gli occhioni dolci, rincorrendo una luce o miagolando dolcemente da cucciolo.</p>
<p style=\"text-align: justify;\">&nbsp;</p>
<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Ma anche i personaggi secondari spesso non sono da meno</strong>, come il vecchietto Jack (s&igrave;, quello dei fagioli magici) e la stralunata oca dalle uova d&rsquo;oro, che riescono a mettere allegria con la loro sola presenza scenica.</p>
<div style=\"text-align: justify;\">&nbsp;</div>
<div style=\"text-align: justify;\"><strong><br />
La Dreamworks si mette al lavoro<br />
<br />
La realizzazione tecnica &egrave; di ottimo livello, le animazioni sono fluide e i dettagli ben definiti</strong>, con alcuni tocchi di classe come le nuvole in cui i protagonisti si ritrovano a &ldquo;nuotare&rdquo;, realizzate in maniera veramente notevole.<strong> La visione in 3D &egrave; stata una sorpresa in positivo</strong>, il regista aveva chiaramente in mente la terza dimensione durante lo sviluppo e ci&ograve; si nota con un uso sapiente dei piani e con il volume e risalto ottenuto da oggetti e personaggi. Probabilmente questo &egrave;, fino ad ora, uno dei pochi casi in cui <strong>&egrave; consigliabile la visione in tre dimensioni rispetto a quella 2D</strong>, poich&eacute; l&rsquo;impatto visivo ne giova sicuramente.</div>
<div style=\"text-align: justify;\">&nbsp;</div>
<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Un discorso a parte merita il doppiaggio, che vede Antonio Banderas tornare nella parte del Gatto con gli Stivali </strong>anche nella versione italiana. Banderas &egrave; un attore capace, e anche quando recita in una lingua che non &egrave; la sua non sembra perdere minimamente la propria abilit&agrave;, parlando un italiano pressoch&eacute; perfetto (al netto del marcato accento spagnolo proprio di Gatto).<strong> La sua recitazione &egrave; eccellente</strong>, e dona moltissimo al personaggio conferendogli una personalit&agrave; irresistibile. Purtroppo per&ograve; Banderas era l&rsquo;unico tra i doppiatori di prestigio in grado di recitare in italiano, e cos&igrave; il pubblico del nostro paese non potr&agrave; ascoltare il doppiaggio di <strong>Salma Hayek</strong> come Kitty Zampe di Velluto e di <strong>Zach Galifianakis</strong> come Humpty Dumpty (oltre al cameo di <strong>Benicio del Toro</strong> come capo delle guardie).<br />
&nbsp;</p>
<div style=\"text-align: center; \"><img width=\"489\" height=\"330\" src=\"http://media.gamesource.it/film/gallery/cinema/1222/Puss-in-Boots-4218.jpg\" alt=\"\" /></div>
<p style=\"text-align: justify;\"><br />
<strong>I due sono stati egregiamente sostituiti da Francesca Guadagno e dall&rsquo;ottimo Alessandro Quarta</strong>, che da professionisti navigati quali sono ci hanno regalato un eccellente lavoro. Tuttavia non si pu&ograve; fare a meno di pensare che per un personaggio come Humpty <strong>solo Galifianakis</strong>, che ha raggiunto la fama interpretando Alan, il pazzo co-protagonista e vero mattatore dei due &quot;Una Notte da Leoni&quot;, sia veramente in grado di rendere quella &ldquo;follia lucida&rdquo; propria del personaggio di Humpty. Il doppiaggio italiano &egrave; quindi, per tirare le somme, di ottimo livello, senza sbavature o voci fuori posto, sia per i personaggi principali che per quelli secondari.</p>
<div>
<p style=\"text-align: justify;\">&nbsp;</p>
<p style=\"text-align: justify;\"><strong>&ldquo;Il Gatto con gli Stivali&rdquo; &egrave; un titolo sicuramente superiore alla media delle opere di animazione della Dreamworks</strong>, andando ad inserirsi in quel filone di opere di buon livello inaugurato con <strong><a href=\"http://www.filmsource.it/cinema/film/Dragon-Trainer/recensione/\">Dragon Trainer</a></strong> e proseguito con <strong><a href=\"http://www.filmsource.it/cinema/film/Kung-Fu-Panda-2/recensione/\">Kung Fu Panda 2</a></strong>. Il film risulta divertente sia per i bambini che per i ragazzi pi&ugrave; grandi, e anche gli adulti possono godersi il film con sincero divertimento. Se poi siete degli<strong> amanti dei gatt</strong><strong>i</strong> lo troverete semplicemente irresistibile per via delle numerosissime &ldquo;citazioni&rdquo; dei comportamenti tipici del felino di casa.&nbsp;</p>
<p style=\"text-align: justify;\">&nbsp;</p>
<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Abbiamo inoltre notato che il trailer distribuito, perlomeno fuori dalle sale, presenta diverse scene che poi non sono state inserite nel film</strong>, e d&agrave; un&rsquo;idea un po&rsquo; diversa sui contenuti, facendolo assomigliare ai tipici lavori Dreamworks precedenti a Dragon Trainer, con cui ha in realt&agrave; poco in comune.<br />
<br />
<strong><br />
Conclusioni</strong></p>
<p style=\"text-align: justify;\"><br />
<strong>Se state cercando un film leggero e divertente</strong> da vedere sotto Natale (sar&agrave; infatti nelle sale a partire dal 16 Dicembre),<strong> potrete sicuramente prendere in considerazione &ldquo;Il Gatto con gli Stivali&rdquo;</strong>, che &egrave; il segno evidente di come la Dreamworks abbia deciso di rinnovarsi e di tentare di colmare almeno un poco il gap che la divide dalla storica rivale Pixar. &nbsp;</p>
</div>]]></content:encoded>
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<item>
<title>Recensione: Arrietty - il mondo segreto sotto il pavimento</title>
<link>http://www.filmsource.it/cinema/cinema/film/Arrietty--il-mondo-segreto-sotto-il-pavimento/recensione/</link>
<description>Lo studio Ghibli, noto al grande pubblico grazie al lavoro del suo fondatore Hayao Miyazaki, dispone di una serie di talenti che rimangono dietro le quinte in attesa del proprio momento. D'altronde [...]</description>
<pubDate>Thu, 13 Oct 2011 20:35:13 +0200</pubDate>
<category>Recensione Cinema</category>
<content:encoded><![CDATA[<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Lo studio Ghibli</strong>, noto al grande pubblico grazie al lavoro del suo fondatore <strong>Hayao Miyazaki</strong>, dispone di una serie di talenti che rimangono dietro le quinte in attesa del proprio momento. D\'altronde sia Miyazaki che Isao Takahata (cofondatore dello studio e suo stretto collaboratore) hanno ormai raggiunto l\'et&agrave; della pensione, e Goro Miyazaki, figlio di Hayao, non ha brillato al suo esordio alla regia ne &ldquo;I racconti di Terramare&rdquo;.<br />
<br />
Non c\'&egrave; quindi da meravigliarsi se Miyazaki e Takahata abbiano affidato volentieri<strong> al giovane animatore Hiromasa Yonebashi</strong> la regia di Arrietty.<br />
<br />
Yonebashi si era occupato della direzione della &ldquo;scena delle onde&rdquo; in &quot;Ponyo sulla Scogliera&quot;, e Miyazaki ne era rimasto cos&igrave; colpito che ha accettato di buon grado il suggerimento di Takahata di far dirigere il film a Yonebashi.<br />
<br />
Il maestro Miayazaki si &egrave; cos&igrave; occupato solamente del soggetto e del lavoro di supervisione dell\'opera, lasciando all\'ex-animatore la possibilit&agrave; di debuttare alla regia.<br />
&nbsp;</p>
<p style=\"text-align: justify;\"><img width=\"500\" height=\"714\" alt=\"\" src=\"http://media.gamesource.it/film/gallery/cinema/1217/Arrietty--il-mondo-segreto-sotto-il-pavimento-3835.jpg\" /></p>
<p style=\"text-align: justify;\"><br />
<strong>In una casa molto piccola vivono persone molto piccole</strong><br />
<br />
Arrietty &ndash; il mondo sotto il pavimento, &egrave; tratto dal classico romanzo di Mary Norton &ldquo;The borrowers&rdquo;, in Italia noto con il nome di <strong>&ldquo;Sotto il pavimento &ndash; la prima avventura degli sgraffignoli&rdquo;</strong>, l\'ambientazione &egrave; per&ograve; spostata dall\'Inghilterra anni 50 al Giappone odierno. Questo spostamento di ambientazione non &egrave; per&ograve; affatto marcato, diventa anzi spesso difficile ricordarsi che quello osservato sarebbe il Giappone odierno. La casa in cui si svolge la quasi totalit&agrave; del film &egrave; infatti arredata con uno stile prettamente inglese, e la natura incontaminata del bosco che la circonda aiuta a creare una sensazione di atemporalit&agrave;, come se il tutto si svolgesse in un <strong>&ldquo;mondo delle fiabe&rdquo;</strong> dove non importa veramente avere un riferimento temporale.<br />
<br />
Protagonista del film &egrave; l\'eponima Arrietty, vivace ragazzina alta solamente qualche centimetro che fa parte del popolo dei prendinprestito e che vive con la madre e il padre in una casa ricavata sotto il pavimento di quella degli umani. La famiglia vive prendendo in prestito dalla casa degli umani quello che gli occorre durante la notte, e mantengono il pi&ugrave; assoluto riserbo sulla propria presenza: l\'essere visti da un umano &egrave; considerato un <strong>pericolo gravissimo</strong>.<br />
<br />
Un giorno per&ograve; il giovane Sho si trasferisce con la zia in questa bucolica casa alla periferia di Tokyo in cerca di riposo in vista di una importante e rischiosa operazione al cuore, e una notte <strong>riesce ad intravedere la piccola Arrietty.</strong> Il ragazzo da quel momento cercher&agrave; di avere un contatto con Arrietty, mettendo cos&igrave; a rischio la presenza nella casa della piccola ragazza e dei suoi genitori.<br />
<br />
<br />
<strong>Una casa ben arredata...</strong><br />
<br />
Lo stile Ghibli &egrave;<strong> perfettamente intatto</strong> in questo film, il character design e il modo in cui sono disegnati gli sfondi non si scostano nemmeno un poco da quel tratto caratteristico a cui siamo abituati: le ambientazioni sono curatissime, molto colorate e spesso cos&igrave; ricche di dettagli che quasi distraggono. Ogni pianta presente nel giardino e nella stanza di Arrietty &egrave; realizzata in modo realistico e dettagliato, ogni rifinitura della piccola casa delle bambole &egrave; distinguibile e accurata. Le animazioni sono poi molto fluide e convincenti e tutto trabocca di quei colori saturi e luminosi a cui ci ha abituato lo studio Ghibli.<br />
<br />
<img width=\"500\" height=\"271\" alt=\"\" src=\"http://media.gamesource.it/film/gallery/cinema/1217/Arrietty--il-mondo-segreto-sotto-il-pavimento-3834.jpg\" /><br />
<br />
Anche la colonna sonora &egrave; di<strong> notevole fattura</strong>, brani dalla delicata esecuzione si susseguono a brani dal ritmo pi&ugrave; serrato, e tutti risultano efficaci e molto gradevoli all\'ascolto; non si ha mai la sensazione di una nota fuori luogo, dall\'inizio fino alla bella canzone degli splendidi titoli di coda.<br />
<br />
Il doppiaggio italiano &egrave; stato realizzato con la solita cura riservata alle produzioni pi&ugrave; recenti dello studio Ghibli, e si presenta quindi come un lavoro di fattura molto buona che<strong> evita quella sovra-recitazione </strong>che spesso sentiamo nei doppiaggi dei lavori di animazione giapponesi. &Egrave; tuttavia un doppiaggio che non riesce a brillare come quelli realizzati per altri film dello studio Ghibli, anche a causa di alcune &ldquo;sbavature&rdquo; nella primissima parte del film, come l\'incertezza nella pronuncia del nome &ldquo;Arrietty&rdquo;, che finisce per essere inizialmente pronunciato con una innaturale enfasi sulla doppia &ldquo;t&rdquo;, o un paio di battute recitate con molta poca verve da parte di Manuel Meli, doppiatore di Sho. <br />
<br />
La regia di Yonebashi &egrave; efficace e<strong> presenta a volte soluzioni visive interessanti</strong>, con un uso dei piani di profondit&agrave; che &egrave; raro trovare in un lavoro di animazione. L\'utilizzo frequente dei campi lunghi e di inquadrature larghe permettono al regista di riempire le scene di oggetti e dettagli, tanto che a volte si finisce quasi col perdersi nell\'osservare ogni minuzia, in un caos apparente che risponde sempre per&ograve; ad un ordine visivo ben preciso.<br />
<br />
<br />
<strong>...Ma con qualche crepa</strong><br />
<br />
Yonebashi non riesce tuttavia a mantenere <strong>un ritmo efficace</strong> lungo tutta la durata della pellicola, tanto che per la prima met&agrave; il film risulta lento e, cosa ben pi&ugrave; grave, rimane sostanzialmente vuoto di un contenuto vero. La storia non accenna a partire prima che almeno met&agrave; pellicola sia stata proiettata, e questo vuoto ricade pesantemente sullo spettatore, che &egrave; s&igrave; incantato dalla bellezza visiva, ma non riesce a trovare un vero motivo per interessarsi alla vicenda. <br />
<br />
<img width=\"500\" height=\"271\" alt=\"\" src=\"http://media.gamesource.it/film/gallery/cinema/1217/Arrietty--il-mondo-segreto-sotto-il-pavimento-3833.jpg\" /><br />
<br />
Quando finalmente la vicenda comincia a prendere corpo<strong> il film concede il meglio di s&eacute;</strong>, regalandoci qualche divertente siparietto e una storia effettiva da seguire. Yonebashi riesce a dirigere questa seconda parte con un ritmo migliore, pi&ugrave; serrato, rendendo il tutto molto gradevole, ma il peso della lentezza precedente &egrave; difficile da dimenticare e <strong>finisce per lasciare l\'amaro in bocca</strong> per una storia che avrebbe potuto raccontare molto di pi&ugrave;: &egrave; quasi paradossale che le immagini su cui scorrono i titoli di coda siano forse le migliori di tutto il film.<br />
<br />
A volte si ha l\'impressione che <strong>la necessit&agrave; di rispettare una continuit&agrave; stilistica con i precedenti lavori dello studio Ghibli abbia come &quot;castrato&quot; il film,</strong> a cui forse avrebbe giovato proprio l\'utilizzo di quella dinamicit&agrave; e sperimentazione di cui Yonebashi &egrave; capace. Le scene pi&ugrave; riuscite sono infatti quelle in cui si cerca una soluzione visiva meno classica, meno legata allo stile di Hayao Miayazaki.<br />
<br />
<br />
<strong>Conclusioni</strong><br />
<br />
<strong>&ldquo;Arrietty &ndash; il mondo segreto sotto il pavimento&rdquo; &egrave; un film gradevole,</strong> di buona fattura e che sar&agrave; sicuramente servito al promettente esordiente Yonebashi a farsi le ossa, ma non pu&ograve; reggere il paragone con i film diretti dal maestro Miyazaki, n&eacute; brilla particolarmente nel mondo dell\'animazione. Merita comunque una visione, sia per passare un\'ora e mezza tutto sommato piacevole, sia per poter osservare l\'eventuale evoluzione di Yonebashi quando torner&agrave; alla regia.</p>]]></content:encoded>
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<title>Recensione: Cose dell'altro mondo</title>
<link>http://www.filmsource.it/cinema/cinema/film/Cose-dellaltro-mondo/recensione/</link>
<description>Siamo in una generica provincia veneta, con i suoi generici problemi e i suoi generici abitanti. Se la frase precedente vi sembra ripetere troppo frequentemente la parola &amp;ldquo;generico&amp;rdquo;, [...]</description>
<pubDate>Mon, 26 Sep 2011 21:39:29 +0200</pubDate>
<category>Recensione Cinema</category>
<content:encoded><![CDATA[<p style=\"text-align: justify;\">Siamo in una<strong> generica provincia veneta</strong>, con i suoi generici problemi e i suoi generici abitanti. Se la frase precedente vi sembra ripetere troppo frequentemente la parola <strong>&ldquo;generico&rdquo;</strong>, &egrave; perch&eacute; questo &egrave; l\'aggettivo che meglio rappresenta il film.<br />
<br />
<strong>La trama &egrave; semplice: </strong>un industriale che fa il telepredicatore part-time (Abbatantuono), invoca alla fine di una delle sue solite tirate anti-immigrati che la &ldquo;mano di Dio&rdquo; faccia tornare a casa tutti gli extra-comunitari. Nella tempesta che si scatena quella notte il telepredicatore viene esaudito, e la mattina dopo l\'Italia intera si risveglia senza pi&ugrave; nessun immigrato.<br />
<br />
Come reagir&agrave; l\'Italia a questa improvvisa sparizione? Molto male, servizi bloccati, spazzatura che si accumula nelle strade, fabbriche ferme e vecchi lasciati a vagare per le vie senza che nessuno si occupi di loro.</p>
<p style=\"margin-bottom: 0cm; text-align: justify;\"><br />
<img width=\"500\" height=\"281\" src=\"http://media.gamesource.it/film/gallery/cinema/1203/Cose-dellaltro-mondo-3791.jpg\" alt=\"\" />&nbsp;<br />
<strong><br />
Lass&ugrave; nel veneto...</strong><br />
<br />
Se per&ograve; pensate che questa sia la premessa di una storia di denuncia sociale venata di umorismo, <strong>sbagliate di grosso</strong>. Forse le intenzioni del regista Francesco Patierno erano proprio quelle, ma il risultato finale<strong> &egrave; un film che non riesce mai a distaccarsi dai soliti luoghi comuni </strong>e che presenta un finale che lascia con l\'amaro in bocca e con la sgradevole sensazione che in fondo, dopo un periodo di assestamento, degli immigrati si possa anche fare a meno. Intendiamoci, il film non presenta una Italia in ripresa; l\'Italia dell\'ultima scena &egrave; ancora in grossi guai e non ne vede l\'uscita, ma l\'atteggiamento di alcuni personaggi sembra suggerire che nessuno creda davvero pi&ugrave; che le persone scomparse torneranno, e che tanto vale andare avanti come se non fossero mai esistite.</p>
<p style=\"margin-bottom: 0cm; text-align: justify;\"><br />
<strong>Ci&ograve; che salva questo film</strong> da commenti pi&ugrave; duri &egrave; l\'interpretazione di Diego Abbatantuono e Valerio Mastandrea, che in piena forma (forse pi&ugrave; il primo che il secondo), danno vita <strong>ai due personaggi che da soli tengono a galla il film.</strong> Abbatantuono interpreta il gi&agrave; citato industriale-telepredicatore, che tanto ricorda certi volti che compaiono veramente in alcune emittenti locali italiane, mentre Mastandrea &egrave; un commissario di polizia dai modi a volte brutali ma mai veramente violenti che segue una morale tutta sua, un ruolo spesso interpretato dell\'attore romano. &Egrave; solamente la carica di aggressivit&agrave; di Abbatantuono e la &ldquo;faccia di bronzo&rdquo; di Mastandrea a scatenare le risate del pubblico e a mantenerlo interessato in attesa della prossima scena.</p>
<p style=\"margin-bottom: 0cm; text-align: justify;\">&nbsp;</p>
<p style=\"margin-bottom: 0cm; text-align: justify;\"><strong>Il film segue le vicende di questi due personaggi,</strong> attorno alla cui orbita ne ruotano altri, a loro volta con le loro storie. Come la maestra elementare interpretata da Valentina Lodovini, ex-fidanzata del commisario-Mastandrea, che si trova doppiamente coinvolta emotivamente nella sparizione degli immigrati, in quanto maestra di alcuni bambini scomparsi e in quanto sentimentalmente legata ad un giovane operaio di colore.<br />
<br />
<img width=\"500\" height=\"328\" src=\"http://media.gamesource.it/film/gallery/cinema/1203/Cose-dellaltro-mondo-3792.jpg\" alt=\"\" /></p>
<p style=\"margin-bottom: 0cm\"><strong><br />
<br />
...Le cose non vanno cos&igrave; bene<br />
<br />
<br />
</strong></p>
<p style=\"margin-bottom: 0cm; text-align: justify;\"><strong>La recitazione della Lodovini &egrave; l\'unica nota dolente</strong> in un cast che funziona, non sembra inserire nel personaggio nulla di suo creando cos&igrave; un personaggio che non offre particolari sfumature. Ci&ograve; non sarebbe un difetto particolarmente grave in un film di questo tipo, ma in una pellicola dove &egrave; solo la bravura degli attori e qualche battuta azzeccata a mantenere viva l\'attenzione degli spettatori, ogni &ldquo;pezzo&rdquo; dell\'ingranaggio che non funziona come gli altri diventa particolarmente evidente.</p>
<p style=\"margin-bottom: 0cm; text-align: justify;\">&nbsp;</p>
<p style=\"margin-bottom: 0cm; text-align: justify;\"><strong>La regia di Patierno fa il suo dovere senza proporre nessuna inventiva o vitalit&agrave;</strong>, e a volte fornisce delle soluzioni visive discutibili che finiscono per disorientare lo spettatore. Un esempio esplicativo di questo sono le scene nella casa della madre del commissario: poich&eacute; la signora soffre di Alzheimer, per la casa sono stati sparsi molti cartellini con note per aiutare la memoria dell\'anziana, ma questi cartellini non sono mai completamente a fuoco, se non per brevissimi istanti, portando lo spettatore a capire solo con fatica cosa realmente siano.</p>
<p style=\"margin-bottom: 0cm; text-align: justify;\">&nbsp;</p>
<p style=\"margin-bottom: 0cm; text-align: justify;\">Nemmeno la fotografia riesce a migliorare le scelte di regia, e anche se non si pu&ograve; dire che siano presenti problemi, ci si sarebbe potuti aspettare qualche guizzo di genio invece che un ambiente &ldquo;canonico&rdquo; che non riesce davvero a mettere in risalto le scene.<br />
<br />
<br />
<strong>Conclusioni</strong></p>
<p style=\"margin-bottom: 0cm; text-align: justify;\">&nbsp;</p>
<p style=\"margin-bottom: 0cm; text-align: justify;\"><strong>&ldquo;Cose dell\'altro mondo&rdquo; &egrave; un film che pu&ograve; piacere,</strong> presenta diverse battute azzeccate e un cast di buon livello, tuttavia lascia l\'amaro in bocca per una vicenda che <strong>non decolla mai veramente</strong>, una trama che si barcamena maldestramente tra il comico e il serio, che non si eleva mai dal luogo comune, che sembra essere non una critica che vuole ribaltare i luoghi comuni, ma un semplice film comico che usi come pretesto un evento assurdo.</p>]]></content:encoded>
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<item>
<title>Recensione: Kung Fu Panda 2</title>
<link>http://www.filmsource.it/cinema/cinema/film/Kung-Fu-Panda-2/recensione/</link>
<description>Dreamworks Animation negli ultimi anni sembra essersi impegnata notevolmente per dare reale valore ad un&amp;rsquo;espressione tanto usata quanto dibattuta: &amp;ldquo;grasso è bello&amp;rdquo;. La multimilionaria [...]</description>
<pubDate>Sat, 06 Aug 2011 22:51:07 +0200</pubDate>
<category>Recensione Cinema</category>
<content:encoded><![CDATA[<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Dreamworks Animation</strong> negli ultimi anni sembra essersi impegnata notevolmente per dare reale valore ad un&rsquo;espressione tanto usata quanto dibattuta: &ldquo;<em>grasso &egrave; bello&rdquo;</em>. La multimilionaria azienda firmata <em>Spielberg, Katzenberg e Geffen </em>ha puntato fortemente, nella sua divisione specializzata in film d&rsquo;animazione, su personaggi rappresentabili dal binomio &ldquo;carne e simpatia&rdquo;, ottenendo grandiosi successi con marchi come <strong>Shrek</strong>, e, pi&ugrave; recentemente, <em><strong>Kung Fu Panda. </strong></em><br />
Proprio in quest&rsquo;ultimo, la notevole disinvoltura e la spiccata spontaneit&agrave; del <strong>panda Po</strong> lo rendono un personaggio unico, divertente, simpatico e, anche se impacciato, coraggioso e di gran cuore. <br />
Nel primo film, l&rsquo;improbabile <em>Guerriero Dragone </em>(Po appunto, interpretato da <strong>Jack Black</strong>, con voce italiana di <em>Fabio Volo</em>) riesce a realizzare il suo sogno pi&ugrave; grande: divenire un combattente di Kung Fu e liberare il suo villaggio dalla minaccia del temibile <em>Tai Lung</em>. Ma le avventure per il panda e i suoi compagni, i <em>leggendari Cinque Cicloni</em>, non sono affatto finite, perch&eacute; un altro nemico torna a minacciare il pacifico mondo del Kung Fu con un&rsquo;arte disonorevole. <br />
Po, Gru (<em>David Cross, Danilo De Girolamo</em>), Tigre (<em>Angelina Jolie, Francesca Fiorentini</em>), Scimmia (<em>Jackie Chan, Angelo Maggi</em>), Mantide (<em>Seth Rogen, Simone Mori</em>) e Vipera (<em>Lucy Liu, Tiziana Avarista</em>) dovranno unire nuovamente le forze per affrontare il meschino <strong>Re Pavone Lord Shen </strong>(interpretato dall&rsquo;azzeccatissima new entry <em>Gary Oldman</em>), tornato dall&rsquo;esilio per rivendicare ci&ograve; che sarebbe dovuto essere suo. <br />
Stavolta lo scontro si svolger&agrave; su due piani diversi, e Po dovr&agrave; trovare dentro di s&eacute;  qualcosa di pi&ugrave;  degli insegnamenti del <strong>Maestro Shifu</strong> (<em>Dustin Hoffman, Eros Pagni</em>) per superare anche questa sfida e salvare non solo il suo villaggio,<strong> </strong><strong>ma l&rsquo;intera Cina</strong>.</p>
<center><img alt=\"\" src=\"http://media.gamesource.it/film/gallery/cinema/485/Kung-Fu-Panda-The-Kaboom-of-Doom-3693.jpg\" /><br />
<em>I Cinque Cicloni e Po, in uno dei suoi soliti siparietti<br />
</em></center>
<p style=\"text-align: justify;\"><br />
<strong><br />
STAIRS! </strong><br />
<br />
Come gi&agrave; detto, uno degli aspetti che hanno reso Po un personaggio tanto amato &egrave; sicuramente <strong>la sua simpatia.</strong> <br />
Un panda ingordo, insaziabile, impacciato, sognatore e sfaticato, chiamato ad essere il grande Guerriero Dragone, rappresenta un mix unico e innegabile di simpatia e divertimento. Tanto nella prima quanto in questa seconda avventura, Po &egrave; una macchina comica inarrestabile, e questo suo humor viene reso irresistibile soprattutto da una spiccata caratterizzazione donatagli dal suo &ldquo;alter-ego&rdquo; vocale, <em>Jack Black. <br />
</em>Se ci&ograve; non bastasse, la lodevole regia della giovane e intraprendente <strong>Jennifer Yuh Nelson</strong>, la <em>perfetta simbiosi tra i singoli personaggi </em>e il <em>geniale lavoro svolto dagli autori</em> (<em>Jonathan Aibel </em>e <em>Glenn Berger</em>), rendono Kung Fu Panda 2 un continuo cabaret, capace di ispirare la risata nello spettatore dalla prima all&rsquo;ultima scena, pur non rinunciando ai momenti pi&ugrave; profondi ed emozionanti, abilmente amalgamati nell&rsquo;intreccio della trama. <br />
Stavolta Po &egrave; messo di fronte al suo vero passato: ricordi annebbiati riaffiorano alla sua mente, e la ricerca della verit&agrave; si rivela inizialmente un ostacolo all&rsquo;adempimento della sua missione.  Insieme ai suoi fedeli compagni, i Cinque Cicloni, il Guerriero Dragone intraprende un lungo e rischioso viaggio per salvare la Cina dal malvagio Lord Shen, che vuole cancellare il Kung Fu; ma, trovandosi di fronte alla scoperta delle sue vere origini, Po comprender&agrave; alla fine quali sono <strong>i valori e i legami</strong> che contano davvero nella vita. <br />
Un&rsquo;avventura ricca di colpi di scena, di momenti allegri ma anche di altri cupi, di incertezze e di domande ma anche di sicurezze e risposte. Ancora una volta le prove che il buffo panda dovr&agrave; affrontare riveleranno che la vera forza risiede <em>dentro se stessi</em>, e che solo con la purezza dei sentimenti si possono compiere le imprese pi&ugrave; grandi; una morale che, come spesso accade in un film d&rsquo;animazione, aiuta ad aggiungere a quella carica di simpatia e intrattenimento qualcosa di pi&ugrave; profondo, comprensibile anche ai pi&ugrave; piccoli; il tutto, come sempre, senza mai dimenticare di farlo divertendo in maniera semplice, diretta, immediata e genuina.</p>
<center><img alt=\"\" src=\"http://media.gamesource.it/film/gallery/cinema/485/Kung-Fu-Panda-The-Kaboom-of-Doom-3692.jpg\" /><br />
<em>Il piccolo Po, ancora ignaro del grandioso futuro che lo aspetta</em></center>
<p style=\"text-align: justify;\"><br />
<br />
<strong>Animazione reale <br />
</strong><br />
Se Jack Black dovesse un giorno trasformarsi improvvisamente in un animale, di sicuro diverrebbe il panda Po. La straordinaria carica che l&rsquo;artista statunitense riesce ad imprimere nel suo bizzarro alter-ego animato definisce in quest&rsquo;ultimo una caratterizzazione cos&igrave; speciale e personale tale da sconvolgere il semplice doppiaggio sino a raggiungere un livello di impersonificazione <strong>praticamente totale. </strong><br />
Lungo tutta la durata del film &egrave; impossibile non &ldquo;vedere&rdquo; chiaramente l&rsquo;attore leader dei <em>Tenacious D </em>nelle espressioni, nei gesti, nelle battute, negli sguardi dell&rsquo;eroico panda guerriero. <br />
Il <strong>doppiaggio praticamente perfetto</strong> dona al personaggio un enorme valore aggiunto, innalzando la versione originale ad un livello superiore, e questo grazie all&rsquo;ottimo lavoro svolto non solo da Black, ma anche dal resto del cast, eccezionale in ogni singolo frammento del film. <br />
Il risultato finale giustifica sicuramente i nomi altisonanti chiamati a prestare la loro voce (tra cui, oltre ai gi&agrave; citati precedentemente, anche <em>Jean-Claude Van Damme</em>), tutti maestri nel regalare al proprio personaggio un carattere unico e una dose di originalit&agrave; apprezzabilissimi. A tutto questo bisogna aggiungere un contorno altrettanto eccellente composto da una <strong>colonna sonora magistrale</strong>, diretta dal solito <strong>Hans Zimmer</strong>, capace in ogni scena di trasmettere secondo per secondo le sensazioni pi&ugrave; adatte nel migliore dei modi. <br />
Lo spettatore riesce cos&igrave; a godere per tutto il film di una produzione sonora tra le migliori mai realizzate da Dreamworks Animation, piacevolissima sin dall&rsquo;inizio sia nelle musiche d&rsquo;ambientazione che negli effetti sonori, ma soprattutto, come gi&agrave; detto sopra, in un doppiaggio di altissima fattura, degno dei professionisti al quale &egrave; stato affidato.<br />
<br />
<br />
<strong>Fuochi d\'artificio</strong><br />
<br />
Fatti i dovuti complimenti per ci&ograve; che riguarda il comparto sonoro, in un film d&rsquo;animazione una grossa fetta del successo dipende dal reparto grafico e dall&rsquo;animazione in s&eacute;. Fortunatamente, su questo punto i ragazzi di Dreamworks non lasciano a desiderare e ancora una volta finiscono con lo sfornare un ammirabile capolavoro estetico. <br />
Oltre a far notare la non indifferente scorrevolezza delle scene, sia notturne, spesso dominate da tonalit&agrave; legate ai &ldquo;cattivi&rdquo;, che diurne, <strong>la variet&agrave; cromatica</strong> anche questa volta regna incontrastata e regala una diversit&agrave; di colori e luci perfettamente mescolati tra loro tanto da rendere pi&ugrave; vivi gli ambienti e pi&ugrave; originali anche i personaggi meno importanti. <br />
Per quanto riguarda l&rsquo;animazione, in questo secondo capitolo ancor pi&ugrave; che nel primo la rapidit&agrave; e la frenesia dei movimenti si moltiplicano cos&igrave; come le scene di combattimento e d&rsquo;azione, accrescendo la dinamicit&agrave; del racconto senza mai esagerare n&eacute; renderlo noioso. <br />
Riuscire a seguire questa &ldquo;danza&rdquo; di pugni, calci, salti, capriole ecc., diventa, oltre che divertente, considerando i frequenti e bizzarri siparietti, estremamente facile, grazie appunto ad una resa dei movimenti cos&igrave; precisa e fluida tale da non confondere mai lo spettatore e anzi da trascinarlo fino a un climax che lo coinvolge dall&rsquo;inizio alla fine del film.</p>
<center><img alt=\"\" src=\"http://media.gamesource.it/film/gallery/cinema/485/Kung-Fu-Panda-The-Kaboom-of-Doom-3691.jpg\" /><em><br />
Una delle scene pi&ugrave; frenetiche e avvincenti del film</em></center>
<p>&nbsp;</p>
<p style=\"text-align: justify;\"><br />
Un discorso a parte va fatto per il <strong>3D</strong>, ovviamente presente, in linea con la scelta di Katzenberg che a partire dal 2009 ha scelto di produrre in tre dimensioni tutti i film firmati DreamWorks Animation: per quanto non siano presenti scene appositamente create (come altri titoli hanno fatto), il 3D in Kung Fu Panda 2 riesce a raggiungere un altissimo livello di <strong>profondit&agrave;</strong> che aumenta la resa grafica soprattutto nelle scene con molti personaggi ed elementi; nessun elemento che faccia sbalordire, ma tanti effetti minori sparsi per tutta la pellicola e soprattutto una lucidit&agrave; e profondit&agrave; maggiori tipici dell&rsquo;utilizzo di questa tecnica. Consigliato a chi lo apprezza, ma il film rimane comunque visibile senza rimpianti anche ai tradizionalisti amanti delle due dimensioni. <br />
L&rsquo;elemento migliore, comunque, &egrave; senza dubbio rappresentato dalla <strong>resa caratteriale dei singoli protagonisti. </strong>Un doppiaggio e un&rsquo;interpretazione cos&igrave; eccellenti infatti non potrebbero nulla senza un&rsquo;adeguata trasposizione animata, la quale riesce a portare sullo schermo tutta l&rsquo;abilit&agrave; degli attori in carne e ossa e ad inserirla dentro i loro personaggi. Come gi&agrave; anticipato, in ogni espressione, sguardo o esclamazione di Po &egrave; possibile sentire molto pi&ugrave; che la sola voce di Black; si ritrova trasmesso anche tutto il suo carattere, cosicch&eacute; l&rsquo;unica differenza tra i due sia costituita da un involucro animato: Po &egrave; a tutti gli effetti <strong>l&rsquo;Avatar</strong> di Jack Black, e lo stesso accade con tutti gli altri protagonisti, eccezionali nel donare una grande unicit&agrave; al proprio personaggio. <br />
In questo modo Kung Fu Panda 2 finisce col possedere entrambi i pregi: la personalizzazione di personaggi in carne e ossa insieme all&rsquo;infinita possibilit&agrave; di espressione tipica di un film d&rsquo;animazione; il film diventa una perla visiva e con le sue caratteristiche si presta davvero a tutti, grandi e piccini, promettendo intrattenimento a 360 gradi e tanta voglia di rivederlo.  <br />
<br />
<br />
<strong> Perch&eacute; no?<br />
</strong><br />
Perch&eacute; non andare a vederlo? Kung Fu Panda 2 &egrave; divertente, ben realizzato, con un&rsquo;ottima colonna sonora, un doppiaggio (in lingua originale) praticamente da Oscar e uno (in lingua italiana), che sappiamo gi&agrave; sar&agrave; all&rsquo;altezza. Un&rsquo;animazione di alto livello accompagna una trama avvincente e scorrevole, condita da un&rsquo;ottima caratterizzazione dei personaggi e da humour in gran quantit&agrave;, per un risultato finale pi&ugrave; che soddisfacente che incolla lo spettatore alla poltrona sino alla fine dei titoli di coda. DreamWorks si &egrave; superata e ha sfornato ancora una volta un &ldquo;secondo capitolo&rdquo; addirittura superiore al primo (com&rsquo;era gi&agrave; accaduto con Shrek), sfatando il mito secondo il quale i sequel perdono sempre di qualit&agrave; e originalit&agrave;.  <strong>Un film da vedere</strong>, per bambini e adulti, in grado di regalare 91 minuti di <em>puro divertimento</em>, con o senza 3D, e che tra l&rsquo;altro apre ad un probabilissimo sequel. Consigliatissimo.</p>]]></content:encoded>
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<item>
<title>Recensione: Tekken: Blood Vengeance</title>
<link>http://www.filmsource.it/cinema/cinema/film/Tekken-Blood-Vengeance/recensione/</link>
<description>Gamesource è stata invitata all&amp;rsquo;anteprima europea di Tekken Blood Vengeance, tenutasi mercoledì 27 Luglio al Cinema Apollo, nel cuore di una Milano ormai pronta alle vacanze estive.
Come recentemente [...]</description>
<pubDate>Fri, 05 Aug 2011 08:21:08 +0200</pubDate>
<category>Recensione Cinema</category>
<content:encoded><![CDATA[<p style=\"text-align: justify;\">Gamesource &egrave; stata invitata all&rsquo;anteprima europea di Tekken Blood Vengeance, tenutasi mercoled&igrave; 27 Luglio al Cinema Apollo, nel cuore di una Milano ormai pronta alle vacanze estive.<br />
Come recentemente annunciato, il film sar&agrave; distribuito e localizzato in Italia dalla francese Kaz&egrave; a partire da Novembre, nel frattempo, giornalisti, appassionati e qualche volto nuovo hanno potuto godersi la proiezione in anteprima, grazie a Namco Bandai Partners.<br />
Tekken Blood Vengeance &egrave; un film d&rsquo;animazione interamente in computer grafica 3D, creato dai Digital Frontier (&quot;Resident Evil: Degeneration&quot;, &quot;Death Note&quot; e &quot;Appleseed&quot;) e sceneggiato da Dai Sato (&quot;Ghost in the Shell: Stand Alone Complex&quot; e &quot;Cowboy Bebop&quot;), basato, ovviamente, sull&rsquo;universo Tekken.<br />
&nbsp;</p>
<div style=\"text-align:center\"><img width=\"400\" height=\"225\" alt=\"\" src=\"http://media.gamesource.it/film/gallery/cinema/1191/Tekken-Blood-Vengeance-3688.jpg\" /></div>
<p style=\"text-align: justify;\"><br />
<strong><br />
Che lo scontro abbia inizio!</strong><br />
<br />
Gli eventi si collocano tra la fine di Tekken 5 e l&rsquo;inizio di Tekken 6. Le due societ&agrave; rivali, la G Corporation di Kazuya Mishima e la Mishima Corporation di Jin Kazama, vogliono entrambe&nbsp; raccogliere informazioni riguardo uno studente del liceo di Kyoto di nome Shin Kamiya. La scuola si rivela essere un posto esclusivo riservato a ragazzi di famiglie facoltose, ed &egrave; quindi impossibile per entrambe le corporazioni raccogliere informazioni dall&rsquo;esterno. A tale scopo, quindi, ingaggiano rispettivamente Ling Xiaoyu e Alisa Bosconovitch. Tra le due protagoniste si instaura un debole rapporto d&rsquo;amicizia che si trasforma ben presto in rivalit&agrave;, ma prima ancora che la loro missione possa essere compiuta, Shin verr&agrave; rapito da un misterioso personaggio.</p>
<p>&nbsp;</p>
<div style=\"text-align:center\"><img width=\"400\" height=\"313\" alt=\"\" src=\"http://media.gamesource.it/film/gallery/cinema/1191/Tekken-Blood-Vengeance-3682.jpg\" /></div>
<p style=\"text-align: justify;\"><br />
<strong><br />
Il buono</strong><br />
<br />
Dal punto di vista tecnico il film mostra i &ldquo;muscoli&rdquo;, il lavoro dei Digital Frontier e la direzione artistica di Youichi Mouri, responsabile delle opening di Tekken 5 e Tekken 6 Bloodline Rebellion, si fa apprezzare per le suggestive scene di combattimento che tengono fede al nome &ldquo;Tekken&rdquo;; gli appassionati riconosceranno certamente i colpi, le combo e le prese che hanno reso famoso il videogioco. Se da un lato le scene action catturano per la spettacolarit&agrave; e i frequenti richiami, quello che colpisce nelle fasi pi&ugrave; narrative del film, &egrave; il dettaglio delle immagini, in particolar modo dei primi piani dei personaggi, dove possiamo notare un&rsquo;espressivit&agrave; che altri film d&rsquo;animazione non hanno. Solo in alcuni passaggi l&rsquo;animazione risulta incerta, ma questo non compromette il buon lavoro finale.<br />
&nbsp;</p>
<div style=\"text-align:center\"><img width=\"400\" height=\"222\" alt=\"\" src=\"http://media.gamesource.it/film/gallery/cinema/1191/Tekken-Blood-Vengeance-3685.jpg\" /></div>
<p style=\"text-align: justify;\"><br />
<strong><br />
Il brutto</strong><br />
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Se avete letto fino a questo punto, potreste pensare che, finalmente, si &egrave; trovato il giusto equilibro tra film e videogame, ma purtroppo cos&igrave; non &egrave;.<br />
L&rsquo;inizio del film &egrave; promettente, si entra subito nel clima giusto, con un combattimento che vede fronteggiarsi le sorelle Nina e Anna Williams, rivali e al soldo della G Corporation e della Mishima Corporation. Ma quando l&rsquo;attenzione si sposta sulle due &ldquo;protagoniste&rdquo; Ling e Alisa, il film subisce una battuta d&rsquo;arresto, e lo spettatore si trova in una fase noiosa dove troppa importanza viene data al fanservice e ai clich&eacute; tipici delle situazioni scolastiche giapponesi. Questo &ldquo;periodo&rdquo;, che sarebbe servito a spiegare il perch&eacute; di tanto interesse nei confronti di Shin Kamiya, &egrave; invece lungo, frammentario e con poche spiegazioni, lasciando lo spettatore in balia del susseguirsi degli eventi senza un solido filo conduttore.<br />
I personaggi che hanno una parte attiva nella storia sono pochi, alcuni sono delle semplici comparse, altri, come Lee Chaolan nelle improbabili vesti di professore, sono completamente fuori dal loro contesto &ldquo;originale&rdquo;; certo, alcuni interventi del &ldquo;Professor Lee&rdquo; riescono a strappare un sorriso alla platea, ma sempre tuttavia fuori luogo.<br />
Nonostante allo spettatore resti la delusione di non aver assistito ad uno scontro annunciato fin dai primi minuti, la fase finale del film si rivela essere la pi&ugrave; interessante, grazie ad un inedito &quot;vs&quot; a tre, dove grande spazio viene concesso a combo, proiezioni e &quot;trasformazioni&quot;.<br />
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<div style=\"text-align:center\"><img width=\"400\" height=\"225\" alt=\"\" src=\"http://media.gamesource.it/film/gallery/cinema/1191/Tekken-Blood-Vengeance-3683.jpg\" /></div>
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<strong><br />
Il cattivo</strong><br />
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Ad oggi, non esistono ancora film d&rsquo;animazione che riescono nell&rsquo;arduo compito di trasportare sul grande schermo le stesse emozioni della serie a cui si ispirano. Tekken Blood Vengeance non fa eccezione; tecnicamente bello, ma sostanzialmente mediocre e vittima dei gusti giapponesi. Lo spettatore viene circuito per novanta minuti con una storia inutile e lacunosa, con il chiaro intento di essere &quot;traghettato&quot; verso lo scontro finale. Il pretesto per farlo &egrave; talmente banale che gli stessi protagonisti si scontrano solo perch&eacute; devono farlo e nient&rsquo;altro.<br />
Anche gli appassionati della saga di Tekken resteranno delusi da questo film, che &egrave; capace di farsi apprezzare solo per la realizzazione tecnica e gli scontri.</p>]]></content:encoded>
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