Le 5 Leggende

Negli USA c’è una vasta mitologia, dal sapore piuttosto pagano, di personaggi che impersonano festività o eventi: oltre all’universale Babbo Natale c’è il coniglio pasquale, la fata dei dentini, Sandman che dispensa i sogni e Jack Frost, personificazione del gelo invernale, per limitarci a quelli che fanno la loro comparsa nel film. E quattro di queste impersonificazioni nel film sono elevate al rango di guardiani dell’infanzia, figure in qualche modo “superiori” agli altri che si occupano di gestire eventi importantissimi per un bambino come le feste con i doni, la caduta dei dentini e i sogni.

Da grandi poteri derivano frasi abusate

Ma non tutte le personificazioni sono così fortunate e alcune, come Jack Frost, vagano per il mondo utilizzando il loro potere senza essere mai riconosciuti, senza nessuno che creda veramente alla loro esistenza. Se questa situazione genera solo sofferenza in Jack, nel malvagio Pitch Black, impersonificazione della paura, questo si è trasformato in una voglia di vendetta contro il mondo e contro quei guardiani che hanno interrotto il suo regno di terrore. Pitch, con la voce di un Jude Law in ottima forma, decide così di metterli fuori gioco impendendogli di svolgere i propri compiti in modo da convincere i bambini di tutto il mondo che siano solo favole. La contropartita del ruolo di guardiano è infatti l’avere i propri poteri, e la propria essenza, direttamente legati al numero di bambini che credono nella propria esistenza. Per contrastare i piani di Pitch ai guardiani verrà aggiunto, dal misterioso “uomo nella luna”, un nuovo, ribelle, elemento: Jack Frost.

Se la storia vi sembra molto classica, è perché lo è. Volendo riassumere, il tutto non è altro che la storia dell’underdog isolato da tutti che viene chiamato dal destino a salvare il mondo e scoprire di avere del buono in sè, finendo per essere accettato e vivere per sempre felice e contento. Il film non fa nessuno sforzo per cambiare questa formula, perchè il suo target di riferimento è chiaramente quello dei bambini, e in particolare i bambini americani. Non prova nemmeno a rivolgersi ad un pubblico diverso, le 5 Leggende è un film di natale per bambini americani, e quello dovete aspettarvi se decidete di andare a vederlo. Possiamo capire come un tale pubblico possa divertirsi a vedere rappresentati in un modo originale personaggi che conosce bene, ma per il resto delle persone questo effetto è completamente perso, con l’eccezione di Babbo Natale.

A questo si aggiunge la fiacchezza delle gag messe in scena, che molto difficilmente strappano una risata (le gag migliori le fa uno yeti, una comparsa), per andare a formare un trittico poco invitante di storia per bambini, una mitologia “lost in translation”, e gag che al massimo fanno sorridere.

Ma allora le 5 Leggende è un film brutto? No, non lo è.

Si salva, in un certo senso

La notevole componente tecnica ci offre un mondo vibrante di colori e di fantasia, la direzione artistica porta una notevole dose di innovazione nei personaggi e nelle loro “basi” e la storia nella sua estrema semplicità tutto sommato tiene fino alla fine. È un piacere osservare una CG così colorata e con animazioni fluide, in grado di mostrare panorami dettagliati e di impatto, ed è un piacere seguire una telecamera mossa da un regista capace che offre ottime inquadrature e tagli sulla scena, con scorci ampi che si preoccupano di non incanalare lo sguardo in un solo punto. Gli attori chiamati a prestare la voce nella versione originale hanno svolto un ottimo lavoro, in particolare Jude Law che è riuscito a salvare un personaggio altrimenti abbastanza anonimo come Pitch donandogli carattere. Non sappiamo cosa accadrà in fase di doppiaggio italiano, ma ci auguriamo che la caratterizzazione data ai personaggi non vada persa.
Piuttosto irrilevante l’uso del 3D, che non viene utilizzato a dovere dopo la scena iniziale con la neve finendo così per essere ignorabile.

La Dreamworks ha ormai, fortunatamente, abbandonato lo stile dei suoi primi film e si è votata ad una concezione dei film di animazione che non comprende più gag di dubbio gusto e riferimenti pop, e questo film non fa eccezione. Alla fine di tutto si ha l’impressione di aver visto un film godibile, ma che perde moltissimo del proprio fascino se si ha più di 12 anni, a differenza di una certa tendenza dell’animazione nel creare film che siano apprezzabili a pieno a qualsiasi età. Il fratellino o il figlioletto probabilmente si divertiranno, ma il loro accompagnatore avrà qualche problema ad interessarsi alla pellicola per motivi differenti dalla resa visiva dei bei campi lunghi sulle valli ghiacciate del polo nord. Un peccato sprecare l’ottima regia di Peter Ramsey per un film che si è auto imposto due limiti, quello del mercato USA e quello dei bambini più piccoli.

Author: Baldo Milanesi

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