Looper

Joe è un Looper, un criminale che ha accettato un compito tragico ma molto remunerativo: uccide le persone che un’organizzazione criminale gli manda dal futuro già immobilizzate e incappucciate e intasca ogni volta i lingotti d’argento che arrivano con loro. C’è una clausola però, un giorno i lingotti che arriveranno saranno d’oro, e questo indicherà che l’uomo ucciso era il sé stesso del futuro. Nessun Looper può infatti sfuggire a questo destino, che viene usato dall’organizzazione per eliminare tutte le tracce riconducibili a loro. Ai looper vengono così donati una trentina d’anni di tranquillità con una ingente somma di denaro a facilitare le cose, sapendo però che tutto quello avrà una fine piuttosto brusca un giorno. Vietato venire meno all’accordo, pena un qualcosa di molto doloroso.

Il futuro è un postaccio

Tutto questo ovviamente doveva avere una giustificazione, e il film la dà ambientando il tutto nel 2044, “trent’anni prima della scoperta del viaggio nel tempo”, in un mondo dove la povertà è un problema così grande che quella che sembra una grande città americana è caduta in disgrazia al punto da avere intere zone che sembrano vivere in povertà assoluta. Questa ambientazione futura e distopica serve a giustificare la presenza dei Looper ma anche a giustificare l’altra piccola invenzione del film, ovvero il fatto che il 10% della popolazione abbia sviluppato dei poteri telecinetici, poteri che però riescono al massimo a far levitare una moneta di qualche centimetro.

Ma cosa c’entra Bruce Willis in tutto questo? Semplicemente l’attore interpreta il Joe del Futuro, mandato indietro nel tempo per essere ucciso, salvo arrivare senza essere incappucciato e liberissimo di muoversi, riuscendo così a scappare. Il “vecchio” Joe è infatti alla ricerca della versione bambina del capo dell’organizzazione criminale nel suo tempo, per impedirgli di prendere il potere in futuro e salvare la propria moglie. Ovviamente “impedirgli” in questo caso è un eufemismo per “uccidere”.

Da qui partirà il contrasto tra il giovane e il vecchio Joe che durerà per tutto il film e che spesso non si svolgerà tramite confronti diretti, dando ampio spazio a sotto trame che si intrecciano molto bene con quella principale. Il merito più grande di questo film è infatti quello di aver evitato una eccessiva linearità della trama, tanto che per il primo quarto di film la trama sembra prendere una strada diversa da quella che in realtà prenderà. C’è molta più carne al fuoco di quello che potrebbe sembrare, sopratutto dopo la visione di trailer che non rendono giustizia alla pellicola.

Ma anche il presente…

I personaggi sono tutti intriganti, anche quelli più fiacchi come Kid Blu, macchiettistico con la sua fissazione per i revolver ma in grado dare una nota di colore ad un film che in fondo sa di essere “solo” un film action. E te lo dice chiaramente fregandosene quasi completamente di spiegare come funziona il viaggio nel tempo e i suoi paradossi in una memorabile battuta, praticamente meta testuale, in cui il Joe maturo afferma che è meglio agire invece che mettersi a fare diagrammi sul tavolo. L’unica cosa chiara del viaggio nel tempo in Looper è che il futuro non è pre determinato. Un evento nel presente diventa infatti un ricordo o una cicatrice nel futuro solo e solamente quando avviene nel presente, indipendentemente da quello che era avvenuta prima che si tornasse indietro nel tempo.Il film si concede poi il vezzo dell’autocaricatura quando ci mostra un Bruce Willis in grado di essere così incredibilmente pericoloso e “duro a morire” con un’arma in mano che diventa chiaro l’intento di presa in giro della carriera dello stesso attore.

La vena sci-fi fa quasi da solo sfondo a tutta la vicenda, complice anche il relativamente piccolo gap temporale tra il nostro tempo e quello del film, limitandosi ad essere poco più che una colorata tela per intrecci che avrebbero funzionato benissimo anche senza i viaggi nel tempo e le moto senza ruote. Molto buona la regia che ci dà un ritmo veloce e duro, particolarmente efficace nelle scene d’azione. La brutalità con cui all’inizio del film i looper svolgono il loro lavoro rimane impressa, perché non viene mostrata alcuna “romanticizzazione” dell’azione: niente sguardi intensi e movimenti in primo piano. L’uomo compare senza alcun preavviso e una frazione di secondo dopo è morto. Su schermo fa un certo effetto. Difficile trovare problemi nella regia, più facile muovere qualche critica alla fotografia invece, che a volte sembra mostrarci ambienti un po’ troppo spenti nei colori e bui nelle luci. E non è nemmeno un problema lodare la recitazione degli attori, molto buona sia come fisicità che come espressività facciale, in particolare quella di Gordon-Levit, pur penalizzata dalla grossa quantità di trucco applicatagli per farlo assomigliare a Bruce Willis (in realtà non gli somiglia ancora, ma sembra di meno Gordon-Levitt).

Per poco!

I problemi grossi si rivelano però nella sceneggiatura, che presenta qualche buco e dei punti deboli risolti con stiracchiature che durante la proiezione si fanno sentire, sopratutto con la occasionale caduta in qualche cliché di troppo. In realtà non si tratta poi di problemi veri e propri, quanto di una certa fiacchezza nello sviluppo di alcune idee che avrebbero meritato molto di più invece che di essere lasciate a galleggiare.

Alla fine Looper si rivela una piccola sorpresa, un film godibilissimo che non farà la storia dello sci-fi o dei film di azione ma che si è rivelato una gradevole pellicola in grado di tenere viva l’attenzione dello spettatore ricorrendo ad idee originali e ben realizzate. Peccato che non abbia potuto esprimere tutto il suo potenziale, ma diverte e lo fa bene.

Author: Baldo Milanesi

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