ParaNorman

La normalità. Un concetto troppo particolare e, se vogliamo, troppo personale per essere definito. Ognuno di noi a suo modo si sente così, chi più o chi meno. La vera sfida è ammettere di non esserlo, o almeno capire e comprendere cosa voglia dire non sentirsi normali. Sentirsi disagiati verso il prossimo per come si viene guardati, per come si viene etichettati e messi all’angolo e sentirsi soli. Dannatamente soli.
Questa potrebbe definirsi la situazione del piccolo Norman, protagonista del nuovo gioiello animato in stop-motion dei Laika Studios, ParaNorman, che oltre ad essere una pellicola visivamente affascinante, riesce a regalare allo spettatore delle emozioni, che per quanto concerne l’animazione possono essere plausibilmente e correttamente paragonate a quelle che sanno trasmettere i film di Hayao Miyazaki o della Disney-Pixar.

Io vedo i fantasmi, e tu?

Nella piccola cittadina di Blithe Hollow, nel New England, vive Norman Babcock. Alla vista un ragazzino come tanti, magari un po’ sciatto nel vestire e con una pettinatura particolare, ma nulla di più. Vive assieme alla mamma, al papà e ad una sorella che potrebbe definirsi l’apoteosi della stupidità, l’esatta personificazione del luogo comune secondo il quale “la bionda bella purtroppo con poco cervello”. Norman è un ragazzino solitario e malinconico. Forse proprio per questo la sua grande passione sono gli zombie, o in generale i film horror, di cui è un grande cultore. Passerebbe ore davanti alla TV a vedere film sugli zombie, i più dei quali di serie B. Per il resto non ha altri hobby particolari. Va a scuola e studia, cercando di sopportare gli insulti giornalieri dei suoi compagni, cercando di essere normale. Il bambino però non è normale, egli vede i fantasmi.
Un dono particolare, anche se più che un regalo, in una società discriminatrice del diverso come la nostra, si potrebbe definire una maledizione, a quanto pare di famiglia, dato che anche lo zio del nostro protagonista ha la medesima abilità. Uno uomo completamente pazzo, doppiato dal simpatico John Goodman in lingua originale.
Norman non ha paura dei fantasmi, ci è abituato ormai. Soprattutto perché questo dono gli permette di vedere la sua amata nonna ormai scomparsa da un anno. Essa invece di proteggere Norman sulla “stella più bella che c’è”, compie il suo lavoro accanto al nipotino, sotto forma di fantasma. Perché il compito di tutte le nonne è proteggere i nipoti. Un amore, un legame che chi ha perso i nonni potrà capire benissimo, e in una o due scene si paleserà in modo molto toccante, questo sentimento. Comunque, il suo dono/maledizione ha un vantaggio e mille svantaggi, per questo Norman vorrebbe non averlo mai avuto. Che ci volete fare: ognuno di noi è destinato a qualcosa, e il piccolo Babcock dovrà compiere una grande impresa per salvare il grazioso (o spaventoso) borgo di Blithe Hollow da una tremenda maledizione secolare, ma almeno incontrerà degli amici sulla sua strada, ma non solo alleati, anche nemici. Strano però: inevitabilmente il mondo di Norman viene stravolto. Le persone, che sono i suoi nemici nella vita reale, che lo trattano male e non hanno né rispetto né compassione per la sua situazione, ma solo cattiveria, arroganza e paura (quest’ultima soprattutto il papà), diventano sue alleate e amiche, mentre gli zombie, suoi “inseparabili amici”, suoi idoli, diventano suoi nemici mortali. Ironica la vita.

Personaggi ben caratterizzati e interessante sviluppo della storia…

Quello che colpisce in ParaNorman è come, nella sua semplicità, sia di tematiche che di narrazione, la pellicola possa sorprendere lo spettatore fino alla fine, con piacevoli colpi di scena e con personaggi accattivanti, sia per lo stile con cui sono stati creati sia per un fattore puramente ironico. Inoltre sono presenti tutti, ma proprio tutti, gli stereotipi della società americana odierna. Dalla sorella di Norman, bionda e poco intelligente, al giocatore di football buono di cuore ma stupido, dal bullo della scuola, che in fondo è un fifone, fino al ragazzino grasso ridicolo e con problemi di salute. Per non parlare del rapporto genitori-figli, che nella pellicola è un aspetto molto importante. Il padre di Norman vorrebbe che il figlio fosse diverso. Fosse normale, non che vedesse i fantasmi. Vorrebbe amarlo incondizionatamente, come un genitore dovrebbe sempre fare con il figlio. Invece ha paura. Non di lui, ma per lui. Cosa, questa, che lo spinge a mettere in dubbio il suo amore genitoriale, a differenza della moglie. La mamma di Norman, una donna dolce e sensibile, che però per la prole non si comprende bene cosa provi. Sicuramente amore, questo si, ma anche compassione, tenerezza. Non sprona Norman a farsi coraggio e tenere duro, ma spinge se stessa a farlo. Perché in fondo la mamma è sempre la mamma, e per il figlio ci dovrà sempre essere, nel bene o nel male.
Oltre al rapporto genitori-figli, ParaNorman indaga anche i rapporti tra fratelli, che solitamente sono di odio-amore costante, almeno quasi sempre, come ad esempio il legame genuino e affettuoso tra l’amico di Norman, Neil Down, e suo fratello maggiore Mitch. Invece, una delle eccezioni è Courtney, già citata sorella maggiore di Norman, che vede il fratellino come uno scherzo della natura e un peso. Solitamente questi personaggi sono creati per avere una sorta di redenzione finale, ma questo sta al pubblico scoprirlo, andando a vedere il film in sala. La storia di ParaNorman ha degli sviluppi molto interessanti, merito di un’ottima sceneggiatura intelligente pregna di fantasia e humor, la quale coinvolge lo spettatore non annoiandolo e tenendo alto il ritmo dall’inizio alla fine, non cadendo nemmeno in eccessi stilistici o cliché banali. Da sottolineare anche l’ottima regia degli esordienti Sam Fell e Chris Butler, duo registico che con ParaNorman segna un inizio veramente eccellente, creando un film d’animazione davvero sopra le righe e forse una delle migliori pellicole del genere in questi ultimi anni.
Inoltre, la stupenda stop-motion di ultima generazione rende il tutto molto accattivante, sviluppando uno stile unico e particolare, soprattutto per quanto riguarda i personaggi e la loro caratterizzazione fisica, merito anche dell’uso delle stampanti tridimensionali a colori, molto utili in particolar modo per i volti sostitutivi dei personaggi. Per quanto riguarda il 3D, c’è da sottolineare come in questa pellicola i colori, visti attraverso gli occhialini, non risultino spenti come solitamente accade, ma purtroppo è sempre la solita macchina macina soldi delle case di produzione ed il suo apporto è veramente superficiale, quasi nullo, anche se rispetto ad altri film d’animazione si potrebbe definire discreto.

…rendono ParaNorman un film d’animazione straordinario.

Dopo l’eccellente accoglienza di “Coraline e la porta magica” nel 2009, i Laika Studios portano in sala il bellissimo ParaNorman, un esempio d’animazione da seguire. Profondo, divertente, ben scritto e diretto ottimamente. Una pellicola come questa porta ad alti livelli la già conosciuta ed apprezzata tecnica della stop-motion, regalando al pubblico unicità e stile. Regalando sorrisi, emozioni e perché no, anche un po’ di intimità. Una gioia per gli occhi e per il cuore, ParaNorman riuscirà a sorprendervi per la sua tremenda bellezza.

Author: Baldo Milanesi

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