| Autore: Alex "Astolo" Chiaria |
I'm Sorry, I'm lost
Racchiudere l'essenza di Six Feet Under in una recensione è un compito presuntuoso: tali sono la grandezza e la complessità della serie HBO che tentare di comprendere l'opera con le poche righe presentate di seguito sarebbe oltraggioso.
Tante tematiche, tanti personaggi e tante sfumature nelle discussioni rendono difficile trovare un punto di partenza per descrivere le cinque stagioni della famiglia Fisher: eppure, riflettendoci accuratamente, mi è parso opportuno partire da dove la serie nasce: la morte.
Six Feet Under è di prim'acchito questo, in apparenza un telefilm incentrato esclusivamente sulle vicissitudini di un'impresa di onoranze funebri, la Fisher and Sons: ogni episodio è strutturato con la medesima impostazione, con alcuni minuti introduttivi che descrivono la morte di una persona, spesso, ma non necessariamente, legata alle vicende che si sviluppano all'interno della puntata, che essa possa avvenire per un incidente, una malattia o la più bizzarra delle ragioni.
Time Flies
E già nell'incipit la serie stupisce, con la morte del padre, Nathaniel, nonché capo dell'azienda: da qui si susseguono gli eventi che riguardano i personaggi principali, appartenenti alla numerosa famiglia Fisher. Verrebbe lecito chiedersi immediatamente come si possa sviluppare una trama solida con questi presupposti: la risposta più semplice è che di trama vera e propria non si può parlare, in quanto risulterebbe estremamente riduttivo nei confronti delle vicende affrontate all'interno del telefilm.
Il plot di SFU più che una trama racchiude in sé un'esperienza di vita, comprensiva di innumerevoli status emotivi in cui lo spettatore, data la varietà di tematiche affrontate, è costretto ad immedesimarsi.

Ogni personaggio vanta un paradigma ideologico approfondito e analizzato per tutto l'arco delle cinque stagioni con cura maniacale: le tematiche affrontate all'interno dei discorsi trattano temi quantomai attuali, su cui è palese il tentativo di Ball di far riflettere il telespettatore.
La vita, la morte, la fede, la religione, il sesso, la droga, l'alcol, il matrimonio, il divorzio, le malattie, l'aborto e l'omosessualità sono solo il culmine di riflessioni che pervadono i 55 minuti di ogni puntata, condite da una buona dose di humor macabro che non manca mai di (s)drammatizzare i dialoghi.
Tears, Bones and Desire
Il cast è senz'altro uno dei punti di forza della serie: a partire da Michael C. Hall, fra gli attori più apprezzati all'interno della serie e non solo, e quello a cui probabilmente vi capiterà di affezionarvi maggiormente. I momenti onirici che lo ritraggono spesso protagonista sono fra le features più interessanti introdotte dalla regia di Ball, già vincitore di un Oscar per la sceneggiatura di American Beauty: David Fisher, il personaggio da lui interpretato, è il secondogenito della famiglia, omosessuale inizialmente non dichiarato, è fidanzato con Keith Charles, un poliziotto di colore interpretato da Mathew Patrick; la loro relazione sarà spesso oggetto di discussione all'interno delle puntate.
Richard Jenkins, nel ruolo del padre di famiglia, è il personaggio che non ti aspetteresti di vedere ancora dopo l'episodio pilota: appare invece per la maggior parte delle puntate come interlocutore immaginario dei protagonisti. Egli rappresenta, stando alle parole dell'autore, il monologo interiore personificato.

You can't take a picture of this. It's already gone.
Peter Krause è, invece, l'antitesi del fratello: arrogante, a tratti aggressivo e nevrotico, ha una relazione con una ragazza conosciuta sul volo che lo ha portato a casa, Brenda, interpretata da Rachel Griffiths.
Ruth Fisher è probabilmente il personaggio che subisce una metamorfosi più ampia all'interno delle cinque stagioni: religiosa e premurosa, gran parte del personaggio lo si deve all'ottima interpretazione di Frances Conroy, che è valso all'attrice un Golden Globe nel 2003.
Claire Fisher è invece una adolescente in continua lotta col mondo: totalmente diversa dalle sue compagne liceali, belle e superficiali, frequenterà una scuola d'arte per poter esprimere il proprio io attraverso la fotografia; ironia della sorte vuole che l'attrice, Lauren Ambrose, si sia sposata proprio con un fotografo l'anno dopo l'inizio delle riprese della prima stagione.
In conclusione non si può non citare il finale delle cinque stagioni: elogiato dalla critica e dal pubblico, Everyone's waiting vanta al proprio interno uno dei migliori ending che siano mai stati realizzati per una serie TV.
Everything Ends
In definitiva, Six Feet Under offre un'esperienza ben diversa da quelle a cui il pubblico è abituato, motivo per il quale può risultare un telefilm non adatto a tutti.
Tuttavia non è possibile rimanere impassibili dinanzi ad un simile capolavoro di sceneggiatura, dialoghi, trama e personaggi, che siamo sicuri si conquisterà di diritto una lapide nel cimitero dei migliori telefilm di sempre.

| Trama | Cast | Audio | Doppiaggio | Scenografia |
| 10 | 9.7 | 8.8 | 9.1 | 9.8 |
| In Collezione: 0 utenti | Visualizza » |